POTEVANO COMPRARSELA
LA GM, CON TUTTI…

24 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Il governo non aiuterà la Fiat ad uscire dalla crisi. Lingotto dovrà farcela da solo, cercando un´alleanza industriale, dopo la probabile soluzione “pacifica”, per quanto non semplice, con gli americani della General Motors. Il dossier Fiat sta, dal 2002, costantemente sul tavolo del ministro del Welfare, Roberto Maroni, ma non è stato arricchito, negli ultimi giorni, dalla voce “intervento statale”. «È francamente assurdo – dice – pensare che possa essere il governo a fare meglio del management di Torino, della famiglia Agnelli, del presidente Montezemolo. La mano pubblica, come dimostrano altri casi del passato, sarebbe solo inutile e dannosa».

Nel giorno che apre una nuova stagione per il più grande gruppo industriale italiano, con oltre 70 mila dipendenti, 28 mila dei quali impegnati nella produzioni di automobili, e che prevede la possibilità per la Fiat di cedere alla Gm tutto il settore dell´auto, il ministro del Welfare tratteggia quella che realisticamente appare come la strategia del governo, nonostante non se ne sia mai parlato formalmente nelle riunioni del Consiglio dei ministri. Ci sono stati contatti, e questa è la linea: per fronteggiare la difficoltà strutturali della Fiat l´esecutivo non andrà oltre misure di routine. Non ci sarà nulla di straordinario nemmeno sul versante degli ammortizzatori sociali «perché la riforma è bloccata al Senato per carenza di risorse e perché la mobilità lunga, cioè fino alla pensione, sarebbe in contraddizione con la riforma previdenziale che dal 2008 innalza l´età per poter lasciare il lavoro».

Ministro Maroni, perché esclude quasi a priori un intervento dello Stato per sostenere la Fiat in questa fase decisiva per il suo futuro industriale?

«L´ho già detto e lo ripeto: nessuno nel governo pensa ad un intervento nel capitale della società. Nei prossimi giorni la Fiat deciderà cosa fare con gli americani della General Motors. Se la Fiat dovesse scegliere per l´esercizio della put option, non credo che riuscirà a costringere la Gm a pagare otto miliardi di euro. Si aprirebbe, in questo caso, un contenzioso legale per nulla agevole e per di più in quel di New York. E io non posso immaginare che Torino e Detroit abbiamo intenzione di affidare ad un gruppo di avvocati, per quanto autorevoli, la loro strategia sullo sviluppo industriale».
Dunque, lei è tra quelli che scommettono su un´intesa?

«Sì, penso che alla fine ci sarà un accordo. Ho letto, perché non ho alcuna informazione diretta, che per uscire dall´impasse gli americani potrebbero versare un miliardo di dollari. Bene, mi paiono abbastanza per consentire alla Fiat di investirli e di ricercare un´alleanza industriale con un altro partner. Cosa che fino ad ora il gruppo torinese non è mai riuscito a fare in maniera positiva. È questo il punto, non l´ingresso dello Stato nel capitale della Fiat, che una parte della sinistra e i sindacati sembrano invocare. Questa è sempre la solita richiesta di aumentare la spesa pubblica, mentre da anni si è deciso di marciare in una direzione opposta. Lo Stato deve uscire dalla gestione diretta delle aziende. Per questo ribadisco che l´ipotesi di una partecipazione pubblica nell´azionariato Fiat è assolutamente irrealistica».

Anche se dovesse essere l´ultima spiaggia per mantenere un´industria dell´auto in Italia?
«Credo che l´Italia continuerà ad avere un´industria dell´auto e che la Fiat si salverà. Ma davvero qualcuno mi deve spiegare perché lo Stato, o i suoi manager, dovrebbero essere più bravi dell´attuale vertice di Torino».
È un problema di risorse. D´altra parte per l´Alitalia l´aiuto è arrivato tanto che la Commissione europea ha deciso di aprire un´inchiesta.

«Non è vero. Con l´Alitalia, che è ancora controllata dal Tesoro, abbiamo solo garantito il prestito ponte che la compagnia si deve far dare dalle banche sulla base di un piano industriale. E poi è la normativa europea che non consentirebbe un intervento diretto dello Stato».
Resta il fatto che due grandi concorrenti europei della Fiat, come la Renault e la Volkswagen, hanno una presenza pubblica nel board.
«Sì, ma il governo italiano decise tanti anni fa di vendere l´Alfa Romeo. Fu una scelta giusta. La Renault e la Volkswagen hanno optato per soluzioni diverse ma non è certo per questo che vanno meglio della Fiat. Giusto?».

Giusto.
«Voglio aggiungere che da quando l´Avvocato Agnelli ha assunto direttamente la guida dell´azienda fino ad oggi, lo Stato italiano ha trasferito alla Fiat, sotto varie voci, quasi un milione di miliardi di lire. Posso dire? Con questa cifra la Fiat poteva comprarsela la General Motors!»

Ma non sarà che tutta questa contrarietà ad un ruolo del governo per affrontare la crisi Fiat, dipenda anche dalle critiche pressoché quotidiane del presidente Luca Cordero di Montezemolo alla linea di politica economica del governo e, più in generale, all´assenza di una classe dirigente nel Paese, come ha denunciato anche ieri in un articolo sulla Stampa?

«Saremmo veramente masochisti se fosse così. Questa, davvero, non è una chiave di lettura corretta. Con Montezemolo io, come altri ministri, come il presidente Berlusconi, abbiamo buoni rapporti».
In questi continui contatti, la Fiat vi ha chiesto qualcosa?
«A me assolutamente nulla. Ovviamente non conosco i contenuti dei colloqui con Berlusconi».
Ma lei guida una macchina Fiat?
«No. A me piacciono le cabriolet ed ho un´Audi Quattro. L´ho detto anche a Montezemolo che una Ferrari o una Maserati cabriolet non posso permettermela. Poi per servizio ho…».
Sì, ma quella non l´ha scelta.
«Questo è vero».

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