Potere d’acquisto sceso per 7 italiani su 10, boom degli outlet

30 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Italiani sempre più poveri: sette su dieci, il 69,9%, hanno constatato, nel corso dell’ultimo anno, una perdita del proprio potere di acquisto (24,1% “molto” e il 45,8% “abbastanza”).

Il 25,1% ha riscontrato invece una riduzione minima della capacità di fare acquisti attraverso le proprie entrate. A lanciare l’allarme è l’Eurispes nel rapporto 2013.

La perdita di potere d’acquisto e la crisi economica hanno indotto gli italiani a rivedere le proprie abitudini. Se l’84,3% riduce le risorse destinate ai regali, l’81% taglia le spese per i pasti fuori casa e il 75,3% privilegia l’acquisto di prodotti di abbigliamento presso punti vendita più economici come grandi magazzini, mercatini, outlet. L’82,9% aspetta i saldi per acquistare.

Per quanto riguarda l’acquisto di generi alimentari, si cambia marca di un prodotto se più conveniente (75,9%) o ci si rivolge ai discount (58%). Nei casi di recessione, si riducono naturalmente le spese superflue come quelle per il tempo libero (76,8%), i viaggi e le vacanze (72,3%) e l’estetista/parrucchiere (77,8%). In molti (71,6%) tagliano anche le spese per articoli tecnologici. Se gli italiani preferiscono ridurre il superfluo sono però restii a fare ricorso al mercato dell’usato (25,9%). Per risparmiare, il 44% effettua acquisti online o utilizza i mezzi pubblici (40,9%) riducendo le spese dell’auto e in particolare quelle della benzina.

Dal report emerge inolte che siamo sempre più schiavi delle rate, anche per far fronte alle spese mediche. Alle rate ha fatto ricorso il 29% degli italiani per effettuare acquisti. Il pagamento rateizzato è diffuso soprattutto per comprare beni considerati “durevoli”: elettrodomestici (37%), automobili (36,4%), computer e telefonini (22,7%), arredamento (23,5%) e non per lussi o beni deperibili (alimentari, viaggi, vestiti). Ma è “preoccupante” considerare che il 22,4% ricorre alla rateizzazione per far fronte anche alle cure mediche.

Nell’ultimo anno gli italiani che auspicano la fuoriuscita dall’euro hanno raggiunto quota 27,5%, a fronte di una netta maggioranza, il 64,4% di chi ne sostiene la permanenza. Lo attesta il Rapporto Italia 2014 presentato oggi a Roma dall’Eurispes e realizzato su un campione di 1097 cittadini, con rilevazioni effettuate tra il13 dicembre 2013 e il 4 gennaio 2014. In linea con il dato illustrato, gli analisti hanno rilevato posizioni diametralmente opposte, fra chi ritiene che l’Unione sia ancora giovane e che per funzionare in modo effettivo ed efficiente abbia bisogno di maggiore impegno da parte dei paesi che ne fanno parte (62,5%), e chi, al contrario, ritiene eccessivo il supporto offerto dall’Italia all’Ue (24,1%).

Cosi’, se il 66,8% del campione attribuisce alla classe dirigente le maggiori responsabilita’ della crisi, solo il 7,5% imputa l’attuale congiuntura negativa ai vincoli imposti dall’Europa e all’egoismo delle singole nazioni. Infine il 5% indica lo strapotere economico della Germania quale fattore che ha influenzato l’affermarsi della congiuntura economica sfavorevole. Eppure, nella lettura del presidente Eurispes, Gian Maria Fara, ”a dodici anni di distanza dall’introduzione della moneta unica, il bilancio non puo’ che considerarsi nel complesso negativo: l’euro, piu’ che un punto d’appoggio, e’ diventato una vera e propria camicia di forza”.

”Ci eravamo forse illusi – ha proseguito il presidente Eurispes – che la costruzione dell’Unione potesse rappresentare il superamento di antiche divisioni tra Stati, tra culture, tra economie. Purtroppo non e’ cosi’. Gli egoismi nazionali non solo sono sopravvissuti, ma si sono rafforzati e nascosti dietro una maschera bonaria e amichevole”. Da qui, citando l’ex cancelliere tedesco, Helmut Schmidt, Fara ha auspicato ”un nuovo europeismo fondato su una nuova razionalita’ europea, costruita su obiettivi raggiungibili”.
(Asca-TMNews)