Post Monti: investitori temono ritorno “ciarlatani”. A rischio i BTP

24 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Il temuto uragano d’agosto, per ora, non s’è visto. Qualche temporale qua è là, senza conseguenze degne di nota. I mercati sembrano essersi preparati a un autunno decisivo per la sopravvivenza nell’euro senza fughe di massa e attacchi in branco. Anzi, c’è un clima di attesa, carico ancora di nervosismo, certo, ma c’è chi sta anche tornando ad annusare le opportunità delle depresse economie del Vecchio continente come gli hedge fund americani e i fondi asiatici.

Un clima favorito dalle inequivocabili parole delle due grandi banche centrali al di là e al di qua dell’Atlantico, la Fed e la Bce. Entrambe hanno fatto intendere che sono pronte a usare mezzi straordinari per puntellare l’economia e la moneta unica. Ma si è mosso anche, finalmente, «il primo motore immobile» della risoluzione della crisi, Angela Merkel.

La cancelliera ha appoggiato la strategia di Mario Draghi e sembra avviata su una linea più morbida sui grandi temi dell’autunno come sull’eterna «mina» greca. Sembra voler tener fede alla promessa di una campagna elettorale europeista. Del resto, sarebbe faticoso essere rieletta nel 2013 sulle macerie della vecchia Europa. «La svolta, in queste settimane, è stata di carattere politico», riassume Giorgio Barba Navaretti, economista dell’università di Milano. «Certo», aggiunge, «dalla Germania i passi verso l’integrazione europea arrivano ancora un po’ a singhiozzo, ma c’è ormai un consenso forte a tenere insieme l’euro e a fare in modo di preservare la stabilità dell’area. Mi pare che anche sulla Grecia ci sia un ammorbidimento rispetto alla rigidità mostrata finora».

Complice, forse, la consapevolezza che il malessere del Sudeuropa ha anche conseguenze sulla Germania che continua a esportare il 40% dei suoi prodotti verso l’area della moneta unica. È notizia di questi giorni che nel secondo trimestre la crescita si è attestata appena allo 0,3% contro lo 0,5% del periodo precedente. Molti ormai scommettono su una lieve recessione anche per la prima economia europea, nel terzo trimestre. E gli indici di fiducia delle imprese e delle famiglie viaggiano ormai ai minimi.

Il secondo elemento di discontinuità, rispetto a prima, sono state le parole di Mario Draghi sull’irreversibilità dell’euro: per Barba Navaretti «c’è una percezione nei mercati che interverrà. Anche se non ci ha ancora materialmente messo i soldi, l’importante è che sia passato il messaggio». Insomma, «l’incertezza sulla rottura dell’euro si è allentata. E il clima ora può migliorare e contagiare pian piano i consumi e gli investimenti. Sempre che la stabilizzazione finanziaria continui».

Ma l’incognita sulle prospettive economiche è ancora forte. Ieri è stato un dato sui sussidi di disoccupazione americani cresciuti più del previsto la scorsa settimana (372mila), a tirare giù i listini di Wall Street. Ma è sufficiente interpellare Sandro Brusco per capire che c’è ancora una tendenza a interpretare i dati in modo frettoloso. L’economista della State University di New York a Stony Brook ricorda che i sussidi restano comunque sotto quota 400mila.

E che si tratta di un «indicatore imperfetto,», perché potrebbe essere addirittura un segnale che le prospettive stanno migliorando, per cui più persone si riattivano per cercare un lavoro. Soprattutto, fa sperare un dato migliore delle attese, uscito sempre ieri, sulla vendita delle case: «la ripresa immobiliare è il dato vero da osservare».

Brusco, tra i fondatori di «fermare ildeclino» non crede che siamo alla svolta, per le economie sulle due sponde dell’Atlantico. «Sarà un precesso lento e lungo, quello del recupero. E in Italia, molto dipenderà dal prossimo governo. Stiamo risanando i conti – riusciamo ad avere addirittura un avanzo primario nonostante la recessione – ma se a Palazzo Chigi tornerà una banda di ciarlatani, siamo perduti. E questo gli investitori lo sanno bene. Ecco perché non bisogna aspettarsi che accorrano in massa a comprare Btp».

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