Portafoglio multi-asset: l’azionario resta la scelta migliore

5 Agosto 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – L’ossessione per la politica monetaria delle banche centrali e per la tempistica degli eventuali rialzi dei tassi da parte di Fed e Bank of England continuano a essere gli argomenti prediletti dei commentatori di mercato. Tuttavia, è virtualmente impossibile prevedere quando questi tassi aumenteranno e soprattutto capire precisamente come reagiranno i mercati in quel frangente. Crediamo sia preferibile indirizzare la nostra attenzione ai segnali di valutazione nel lungo termine alla luce dell’attuale contesto economico, rimanendo molto attenti rispetto alle possibili opportunità che potrebbero crearsi dalla volatilità causata da reazioni emotive dei mercati.

La nostra visione dell’economia globale non è cambiata di molto negli ultimi mesi: un’inflazione perniciosamente bassa continua a permettere ai politici di rimanere indirizzati a misure di stimolo alla crescita, e il quadro offerto dai risultati societari a livello globale è ancora relativamente robusto, sebbene non manchino aree che destano qualche preoccupazione. Se la ripresa sembra avere un buon passo negli Stati Uniti e in Inghilterra, e in Europa c’è un certo miglioramento (anche se abbastanza lentamente la Banca Centrale Europea ha intrapreso una nuova fase di stimoli), in Cina, invece, le prospettive rimangono incerte. Anche se abbiamo assistito un po’ di deterioramento nei segnali di valutazione del comparto azionario come risultati della forte performance di quest’anno, crediamo che l’asset class rimanga interessante soprattutto rispetto all’obbligazionario e alla liquidità in generale, se combinata con un’opportuna selettività,.

VOLATILITÀ E AVVERSIONE AL RISCHIO

Il più forte segnale di valutazione oggi è ancora l’interessante premio al rischio disponibile sul comparto azionario rispetto ad obbligazionario e ancor più alla liquidità. I tassi reali straordinariamente bassi sono ancora l’esempio più lampante del tipo di fattori comportamentali che cerchiamo di sfruttare poiché negli ultimi anni gli investitori hanno accettato anche rendimenti estremamente bassi pur di evitare la volatilità.

Detto questo, l’avversione alla volatilità è un po’ diminuita di recente. Dopo una robusta performance azionaria negli ultimi mesi, sembra che si siano create alcune aree di ‘stress delle valutazioni’ in alcune parti dell’universo azionario globale: è fondamentale perciò rimanere selettivi non solo tra le diverse aree geografiche, ma anche all’interno di esse nei vari settori.

Ci dovremo aspettare ancora un po’ di volatilità nel prossimo futuro, in particolare rispetto ai tassi di interesse in crescita. Tuttavia, complessivamente rimaniamo convinti che l’azionario possa registrare rendimenti sostenibili sull’azionario con una prospettiva di qualche anno.

L’AZIONARIO

In un contesto di economie in espansione e politiche ampiamente focalizzate sulla crescita, al prezzo attuale l’azionario è ancora l’asset class più interessante. Per questo motivo manteniamo una posizione sovrappeso nel fondo; la quota sull’equity è suddivisa in un basket azionario ben diversificato che include esposizioni principalmente su Europa e Inghilterra, poi su alcuni mercati asiatici ed emergenti, e su alcuni comparti dell’azionario degli Stati Uniti.

Nella fase di relativa calma dei mercati fino alla fine del secondo trimestre dell’anno, abbiamo adottato un approccio paziente, e siamo fiduciosi del fatto che il fondo sia ben posizionato per utilizzare la sua flessibilità per rispondere alle future opportunità che si potrebbero creare. Ad esempio, dopo una fase di volatilità per i mercati dell’Europa periferica, ultimamente giorni abbiamo aggiunto un po’ di esposizione all’azionario italiano e aperto una nuova posizione sull’azionario spagnolo.

L’OBBLIGAZIONARIO

Il comparto obbligazionario rimane meno interessante rispetto all’azionario. Le obbligazioni a breve scadenza mainstream, in particolare, sembrano aver raggiunto livelli di valutazioni potenzialmente pericolosi, nel senso che sono decisamente sovrapprezzate a causa della reazione comportamentale degli investitori alla volatilità. I rendimenti su alcuni bond tradizionali a lunga scadenza possono ancora essere giustificati, specialmente se si guarda al potenziale di diversificazione rispetto all’azionario che offrono a portafoglio multi-asset in alcune fasi di mercato. Tuttavia, dopo la forte performance di quest’anno, questo potenziale di diversificazione sembra essersi drasticamente ridotto. A maggio abbiamo sfoltito la nostra posizione sui Treasuries a trent’anni, e abbiamo mantenuto anche una posizione corta in titoli di Stato USA a cinque anni. Nel frattempo, abbiamo aggiunto una posizione ragguardevole sui titoli di Stati di alcuni mercati emergenti selezionati di Malesia, Sud Africa, Messico, Brasile e recentemente abbiamo introdotto un piccolo peso in titoli di Stato indonesiani a due anni, dove crediamo che gli attuali rendimenti siano decisamente superiori rispetto al rischio assunto.

LE VALUTE

Per quanto riguarda la componente valutaria, siamo sottopeso di euro e recentemente abbiamo diminuito la nostra posizione dal 68% al 63%, e aumentato la posizione sul dollaro dal 14% al 19%. La politica monetaria negli USA ed Europa sembra che si muova in direzioni differenti – riflettendo il passo divergente della ripresa economica in queste due aree – cosa che crediamo avrà differenti effetti su queste valute. Inoltre, in quanto valuta percepita come ‘porto sicuro’, il dollaro USA può offrire un po’ di protezione nell’eventualità di una nuova fase di ‘risk off’.

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