PORTAFOGLI VINCENTI
E PERDENTI

20 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

* Giornalista per oltre 34 anni, 11 anni dei quali trascorsi al «Wall Street Journal»
(1986-1997), John Dorfman oggi è a capo della Dorfman Investment e collabora ogni settimana
con Bloomberg News. Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
In generale è sempre meglio non soffermarsi troppo sul passato. Tuttavia anche ignorarlo completamente è un atteggiamento scorretto: i giocatori di scacchi tornano spesso sulle loro mosse, i medici fanno autopsie ai pazienti deceduti e gli allenatori riguardano con attenzione le partite. Anch’io, qualche volta, faccio altrettanto con i miei portafogli. Vorrei perciò ricordare ai lettori alcuni successi e alcuni fallimenti che ho registrato dalla seconda metà del 2005. Con una precisazione: sui titoli che consiglio aspetto di solito 12-15 mesi per capire se vanno bene o male, escludendo da questo i due portafogli «Robot» e «L’elenco dei sinistri», che hanno caratteristiche particolari.

Cominciamo perciò a dare uno sguardo a quelli che sono stati i miei più grandi «errori» dalla metà del 2005. A luglio di quell’anno ho consigliato Invacare Corp. (IVC) con sede ad Elyria, nell’Ohio, il più grande produttore mondiale di sedie a rotelle a pile. Allora scrissi che a un prezzo di 37,35 dollari le azioni della società si stavano avvicinando al mio target d’ingresso: sotto i 34,50 dollari le avrei acquistate senza alcuna riserva. Purtroppo chi ha seguito il mio consiglio, potrebbe avere ora bisogno di una sedia a rotelle. Da allora il titolo è sceso e sceso; anche ultimamente continua a perdere terreno, scambiando a 22 dollari circa. La società purtroppo ha chiuso per otto trimestri consecutivi con profitti in calo.

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In particolare, nel fare i miei conti, ammetto di avere sottostimato i tagli del Medicare, il programma degli Stati Uniti che sostiene alcune spese sanitarie per chi ha più di 65 anni di età. Passando ad altro, nel settembre del 2005 ho sostenuto che le società del Mississippi, della Louisiana e dell’Alabama – dopo le vicende seguite all’uragano Katrina – avrebbero sofferto in Borsa per almeno sei mesi o anche un anno, ma che egualmente si profilavano delle buone opportunità d’acquisto.

Per esempio, consigliavo società come Stone Energy Corp. (SGY) di Lafayette in Louisiana, Sanderson Farms Inc. (SAFM) di Laurel nel Mississipi, Shaw Group Inc. (SGR) di Baton Rouge, ancora in Louisiana e, infine, tre compagnie di assicurazioni con sede a Birmingham, in Alabama: Torchmark Corp. (TMK), Protection Life Corp. (PL) e ProAssurance Corp. (PRA). Da allora, questi sei titoli sono cresciuti in media del 5% l’anno. Più esattamente, solo due hanno guadagnato più del 15%, al pari di quanto realizzato nello stesso periodo dall’indice di riferimento S&P500. Stone Energy, produttore di gas naturale, è stato frenato da problemi contabili. Mentre Sanderson Farms, società attiva nel settore avicolo, è stata penalizzata dall’arrivo dell’influenza aviaria.

In realtà, si potrebbe sostenere che è ancora troppo presto per giudicare in via definitiva questi titoli, travolti dalla potenza dell’uragano Katrina, aggiungendo che si tratta pur sempre di investimenti con un orizzonte di medio-lungo termine. La verità, tuttavia, è che pensavo che avrebbero fatto di meglio.
Tra settembre e ottobre del 2005, ho poi consigliato otto titoli con due caratteristiche principali: ritenevo che avrebbero performato di più in una fase di mercato ribassista e abbastanza bene anche in una fase rialzista. Ciascuno di loro aveva debiti bassi e un rendimento dei dividendi superiore alla media.

La loro performance è stata invece pessima. La lista è calata in media dell’11 per cento. Il titolo peggiore è stato Pier1 Import Inc. (PIR) di Fort Worth, in Texas, che ha perso circa il 48 per cento. La società ha archiviato sei trimestri consecutivi in perdita, il suo amministratore delegato si è dimesso ed è stato anche cancellato il dividendo. Ho soprannominato questo tipo di lista la «Belt & Suspenders portfolio». Un elenco che dal 2001 al 2005 ho compilato cinque volte, battendo l’S&P500 per tre. Aggiungo che da qualche trimestre è un portafoglio che non segnalo più.

Adesso è l’ora di guardare i casi di successo. Sempre a settembre 2005 ho suggerito Exxon Mobil Corp. (XOM), già raccomandata nel 2001. Exxon si presentava con un ottimo bilancio e un prezzo pari a 13 volte gli utili. Da allora Exxon, con sede a Irving in Texas, è salita in media del 23% annuo. Dal settembre 2001 ha più che raddoppiato i soldi degli investitori (inclusi i dividendi).

A novembre 2005 ho poi consigliato l’acquisto di cinque titoli che ritenevo potessero brillare nel rally di dicembre. A quei tempi stavano perdendo tra il 25 e il 47% da inizio anno. I titoli erano Lexmark International Inc. (LXK) di Lexington, Kentucky, una società di stampanti; Boston Scientific Corp. (BSX) di Natick, Massachusetts, attiva nelle apparecchiature mediche; Marvel Entertainment Inc. (MVL) di New York, che pubblica fumetti; Polaris Industries Inc. (PII) di Medina nel Minnesota, il più grande produttore di strumenti di navigazione stradale in America e Aeropostale Inc. (ARO) di New York, società che vende vestiti casual per teenager. In nove settimane sono cresciuti in media dell’8,1% rispetto all’1,8% dell’S&P500. Per chi li ha tenuti fino a ora, sono cresciuti del 19% contro l’11 segnato dall’S&P500. Marvel Entertainment è stato il migliore, con una crescita del 73 per cento. Boston Scientific, invece, è stata la peggiore con un calo del 38 per cento. Entro questo mese o a inizio del prossimo scriverò un articolo sul rally di fine anno.

Continuando nel discorso, a dicembre 2005 ho selezionato sette piccoli titoli che pensavo sarebbero cresciuti nel 2006. Sono saliti in media del 34% rispetto all’11% segnato dall’S&P 500 e del 13% registrato dal Russell 2000, indice americano delle small cap. La società che ha corso di più è stata Decker’s Outdoor (DECK) che vende i marchi Teva, Ugg e altre scarpe da ginnastica. Mentre le azioni di Goleta (GLTB), società californiana, dal dicembre 2005 fino ai giorni scorsi sono salite del 101 per cento. Di questi sette titoli ben cinque, comunque, sono cresciuti del 20% e anche oltre. Purtroppo non credo che quest’anno riuscirò a fare altrettanto bene, ma senz’altro a dicembre ci riproverò.

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