POPOLARE INTRA, BENETTON, AUTOSTRADE

25 Maggio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Ogni giorno ha la sua pena: soprattutto per la Popolare di Intra, che ieri ha registrato le dimissioni del presidente Cesare Ponti e di altri consiglieri. La banca è ormai una zattera alla deriva e c’è da chiedersi che cosa debba succedere ancora perché Mario Draghi proceda alla nomina di un commissario. Questa fase della crisi ha una data d’avvio: sabato 13 maggio, con la raffica di arresti decisi dalla Procura. Tuttavia, questi avvenimenti non hanno sconvolto più di tanto la Intra. Almeno sotto il profilo borsistico.

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Lunedì 15 il titolo perse il 2,3%, ma nei giorni successivi si è allineato all’andamento dell’indice generale: quest’ultimo da allora ha lasciato sul terreno il 7,15%, la Popolare l’8,9% (compreso il 2,3% del primo giorno). Per trovare un termine di paragone: lo scorso ottobre, sull’indiscrezione di un quotidiano che 900 milioni investiti presso hedge fund fossero in realtà un buco, il titolo della Bpi crollò del 23% in una sola giornata.

Nulla di rilevante neppure sotto il profilo dei volumi: un profilo basso, senza sussulti particolari, come di chi avesse già scontato tutto. Questa apparente atarassia si presta a due interpretazioni. La prima è che l’attesa di un’Opa da parte dei vari pretendenti al controllo della Popolare – in lizza sono rimaste Pop Vicenza, Valtellinese, Verona Novara e Veneto Banca – rende il titolo insensibile agli eventi. E in effetti è una tesi che ci può stare, anche se in realtà di Opa non se ne vedono.

C’è quindi un’altra chiave di lettura: la reazione degli azionisti non c’è perché non ci sono gli azionisti, ovvero sono ridotti a un numero talmente esiguo da non influenzare più di tanto l’andamento del titolo. Il susseguirsi di cattive notizie, si può ipotizzare, ha fatto via via uscire dalla compagine sociale la gran massa degli investitori, dando modo a uno o più pretendenti al controllo della Popolare di mettere insieme cospicui pacchetti di titoli. È chiaro che a costoro poco o nulla importa delle nuove disavventure giudiziarie di Intra. Si può anche immaginare, con un briciolo di malizia, che questi compratori abbiano una forte motivazione a non far crollare il titolo: una volta partita l’Opa potranno infatti conferire le azioni già possedute, ma se il prezzo continua a scendere anche il livello dell’Offerta dovrà essere più basso, con il rischio di chiudere l’operazione in perdita. Insomma, ce n’è abbastanza da indurre la Consob ad avviare una ricognizione sull’azionariato attuale della Popolare in avaria.

Benetton

Piccolo investimento di portafoglio (o meglio, piccolo per il suo portafoglio) da parte di Gilberto Benetton, che lunedì scorso, sulla caduta dei listini, ha comprato 127.500 azioni Benetton, per un importo di quasi 2 milioni. Gilberto, oltre a essere il regista della diversificazione del gruppo nelle utility, è anche consigliere indipendente di Mediobanca. L’ultima volta che la famiglia si è affacciata in banca è stato con Antonveneta, e da questo si potrebbe ipotizzare un futuro turbolento per Mediobanca. Ma la chiave più interessante è forse un’altra: da qualche tempo la famiglia Benetton gira intorno ai salotti della finanza italiana, che per anni aveva accuratamente evitato. Qualche mese fa era stata bocciata la sua candidatura al patto di sindacato di Rcs. Forse Ponzano Veneto è alla ricerca di sponde perché si è accorta di essere politicamente fragile, una fragilità messa nudo dalla vicenda Auto-Abertis.

Autostrade

E a proposito di Autostrade, sembra proprio che il gruppo trevigiano sia seriamente intenzionato a partecipare alla privatizzazione di tratte autostradali nell’est Europa, tema che anche ieri è stato al centro di lunghe conversazioni. Il punto è: l’operazione precede o segue la fusione con Abertis? La prima ipotesi pare impossibile, per via dei tempi ma anche perché cambierebbero i termini del concambio. La seconda è improbabile, perché a fusione avvenuta la gestione sarà spagnola. A meno che l’espansione a Est non sia un complemento dell’operazione Abertis, ma un’alternativa a essa.

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