PMI: Unicredit, puntare su internazionalizzazione, export e nuovi mercati (2)

2 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – La piccole dimensione delle imprese italiane potrebbe essere un ostacolo per il prossimo futuro se non fosse accompagnata da un cambio di prospettiva, spiega Unicredit nel settimo rapporto sulle piccole imprese presentato oggi. A fronte della profonda metamorfosi dello scenario globale, occorre avviare un processo di rafforzamento del tessuto produttivo che consenta di partecipare con profitto ai nuovi equilibri del commercio internazionale, orientati sempre di più verso mercati non solo geograficamente più lontani. In quest’ottica, la patrimonializzazione è un aspetto chiave, su cui esistono ampi spazi di miglioramento. La sfida dei mercati internazionali richiede modelli organizzativi diversi che siano in grado di limitare le criticità poste dalla frammentazione del sistema produttivo e che parallelamente possano essere di stimolo per l’adozione di innovazioni di prodotto e di processo. Come rilevato dall’indagine Unicredit la partecipazione a filiere globali consente alle realtà di piccole dimensioni di affacciarsi (direttamente o indirettamente) sui mercati esteri con maggiore autonomia, contenendo al minimo l’impatto degli elevati costi fissi associati ai processi di internazionalizzazione. Sempre in un ottica di concertazione tra attori del territorio, importante è anche il ruolo di Confidi. La piena valorizzazione di benefici dell’appartenenza ad una rete richiede il contributo del sistema bancario, soprattutto per quanto riguarda le modalità di valutazione del merito creditizio sotto il profilo della componente relazionale/qualitativa, particolarmente importante nel caso delle piccole imprese. Gli operatori italiani si distinguono sui mercati mondiali per una produzione unica, non replicabile all’estero e di qualità estremamente elevata. Per vincere la sfida dei mercati globali è dunque indispensabile puntare sul “made in Italy” ovvero su caratteristiche quali la creatività, il design, l’artigianalità industriale, che consentano alle imprese di realizzare beni quasi “su misura” per i clienti, anche in settori high-tech come la meccanica o i mezzi di trasporto. I risultati dell’indagine sulle piccole imprese confermano l’importanza di un rapporto stabile con la banca, specie se internazionalizzata, in un’ottica di reciproca trasparenza e informazione. Dal canto suo, la banca deve offrire prodotti e servizi mirati, per ridurre i costi fissi associati ai processi di internazionalizzazione. Per quanto riguarda le istituzioni pubbliche a supporto dell’internazionalizzazione, è fondamentale un maggior coordinamento e razionalizzazione dei diversi soggetti, con una regia governativa forte. Per ridurre costi e tempi degli interventi è inoltre auspicabile il convolgimento dei privati e la sussidiarietà orizzontale.