PLAYBOY: UN TITOLO “TROPPO PORNO”

12 Dicembre 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il sesso attira, ma sara’ sufficiente a evitare che gli investitori vendano i titoli della Playboy Enterprises (PLA – Nyse)?
Questa e’ una delle domande chiave ora che la societa’ fondata da Hugh Hefner e guidata dalla figlia Christie sta cercando di ravvivare la sua sorte trasmettendo programmi piu’ spinti sulla rete televisiva finora piuttosto “moderata”.

Al centro della questione sono tre reti pornografiche di tv via cavo a pagamento che Playboy ha acquistato all’inizo di luglio per $82 milioni da Califa Entertainment Group.

L’affare ha trasformato Playboy in un titolo caldo a Wall Street e, nonostante i problemi, nel lungo termine potrebbe dimostrarsi una fortuna per la societa’.

Il titolo Playboy viene scambiato attorno a $16, ben al di sopra del minimo dell’anno di $9,44 e non del tutto lontano dai massimi di $19,75. A spingere l’aumento e’ stata la promessa dell’ammistratore delegato Christie Hefner, che l’affare e altri fattori miglioreranno il flusso di cassa e faranno ritornare in attivo la societa’. Queste sarebbero buone notizie per gli azionisti.

Playboy Entrprises ha perso circa $53 milioni negli ultimi due anni e secondo la societa’ Arnold & S. Bleichroeder dovrebbe registrare quest’anno un deficit di $21 milioni, o 85 centesimi ad azione, su un fatturato di $289 milioni.

Le nuove reti, Hot Zone, YesPornPlease, Zone Network e Vivid Tv, hanno allargato la base degli abbonati via cavo a Playboy a 92 milioni, rafforzato il suo ruolo di fornitore leader mondiale d’intrattenimento per adulti e nel terzo trimestre aiutato a ridurre la perdita netta della societa’ a $2,1 milioni, o 9 centesimi ad azione, dai $6,5 milioni o 27 centesimi.

Il fatturato, pero’, e’ sceso del 5% a $74 milioni, in parte a causa del calo delle vendite pubblicitarie, che ha colpito la maggior parte dei media. […]

L’avvicinamento di Playboy al porno porta con se’ alcuni rischi.
Un pericolo e’ quello che le acquisizioni lo facciano diventare un ‘titolo peccaminoso’ che solo una piccola parte degli investitori pensi di acquistare.

Alan Snyder, presidente della societa’ Snyder Capital Management che gestisce $2 miliardi e conta 700.000 azioni di Playboy dice delle acquisizioni: “da un punto di vista degli affari, e’ stata assolutamente la mossa giusta; da una prospettiva di mercato, toglie il titolo dagli schermi di molte istituzioni”.

Se parecchie istituzioni si allontanano dal titolo, Hefner puo’ avere difficolta’ ad attrarre abbastanza investitori individuali necessari a raggiungere entro il 2003 l’obiettivo di capitalizzazione di mercato di $1 miliardo, dagli attuali $380 milioni. […]

La societa’ vende prodotti con il proprio marchio – le orecchie delle conigliette – in 100 Paesi, raccogliendo $270 milioni, ha sottolineato Robert Routh, analista di Bleichroeder. Alla societa’ va solo il 2-3% di quella cifra, ma l’analista pensa che Playboy voglia aumentare la percentuale. Se dovesse succedere, la licenza del marchio potrebbe essere uno dei maggiori fattori di crescita nei prossimi anni, osserva Routh. “Perche’ una societa’ dovrebbe essere cosi’ stupida di presentarsi come pornografica (e ossidare il marchio) quando la crescita futura delle vendite e’ nella licenza?”, si chiede. “Se viene identificata come societa’ pornografica, molta gente smettera’ di acquistare la loro merce”. […]

Playboy, quindi deve stare molto attenta a attrarre il piu’ ampio numero possibile di potenziali clienti occupandosi di materiale sia soft che hard-core. Per fare cio’ dovra’ mantenere il prodotto piu’ “esplicito” separato dalle operazioni Playboy.

Playboy potrebbe presentare le nuove reti televisive sotto il marchio Spice, separandolo dal Playboy Channel, o lanciare un nuovo canale pornografico chiamato Spice Platinum. […]

Playboy, sebbene derivi solo il 10% del fatturato dalla pubblicita’, comincia a sentire gli effetti del rallentamento economico, soprattutto sulla rivista omonima – la rivista maschile a maggiore tiratura negli USA con 3 milioni di copie vendute ogni mese. […]

Christie Hefner ha recentemente sottolineato che con l’aiuto delle nuove reti il flusso di cassa della societa’ (misurato dagli utili prima di interessi, tasse, debito e ammortamento) aumenterebbe dai circa $35 milioni di quest’anno a $60 milioni nel 2002. Routh prevede comunque che Playboy perda $1,12 milioni o 5 centesimi ad azione nel 2002, per tornare pero’ in attivo nel 2003 con un utile netto di $14,35 milioni, o 57 centesimi ad azione.
Se questo fosse il caso, il titolo, ai prezzi correnti, viene scambiato a un rapporto prezzo-utili di quasi 30 – non poco, ma certamente non fuori misura sul mercato attuale.

La societa’ poi pensa che Playboy.com, che comprende Playboy Cyberclub e operazioni di scommesse online, andra’ in attivo l’anno prossimo. Ha pero’ parecchia starda da fare. Secondo documenti SEC, Hugh Hefner ha dovuto versare fondi personali nelle operazioni – piu’ recentemente $5 milioni a settembre – e la societa’ sta cercando investitori privati.

Chi e’ ottimista sul titolo dice che le azioni Playboy stanno vendendo ben al di sotto del valore del patrimonio aziendale, che secondo Routh e’ almeno di $37 e forse di $57 ad azione, a seconda del valore che si attribuisce alla collezione d’arte, all’archivio, alla Playboy Mansion a Los Angeles e al marchio.

Solo un takeover, pero’, potrebbe rendere disponibile un tale valore immediatamente. […]

Hugh Hefner, pero’ (che sceglie ancora la pagina centrale di Playboy), non mostra intenzione a vendere e mantiene il 32% del suo titolo e il 70% dei diritti di voto. […]

In ogni caso, visto il modesto prezzo del titolo Playboy Enterprise, il suo valore di libro e la forza del marchio, alcuni investitori lo considerano una buona speculazione.

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