Pil insufficiente a misurare l’Italia, arriva il Piq

7 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia
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Il Pil non basta più per misurare l’Italia. Il prodotto interno lordo, da quasi un secolo l’indicatore per eccellenza della nostra crescita economica, oggi arretra con la crisi.

Le stime internazionali presagiscono addirittura un’Italia in recessione nel 2012, ma questo indicatore per fortuna racconta solo una parte di ciò che succede nella Penisola. Guardando al Piq, l’indicatore di prodotto interno di qualità elaborato dalla Fondazione Symbola in collaborazione con l’ Istituto Tagliacarne emerge un quadro diverso.

Il Piq, nel quale i settori più “pesanti” sono i servizi (64%) e l’industria manifatturiera (24%), non è stato immune dalla crisi del 2008-2009, ma da due anni segna una crescita positiva. L’indicatore misura il valore dei prodotti di qualità, particolarmente importanti perché ad alto valore aggiunto e più forti nella competizione internazionale.

Dai 430,5 miliardi di euro nel 2009 il prodotto interno di qualità italiano nel 2010 ha toccato i 441,9 miliardi di euro. Una progressione che fa ben sperare, ma che non basta. “Il Piq può diventare uno strumento di politica estremamente prezioso – osserva Domenico Sturabotti , direttore della Fondazione Symbola – perchè accende una luce diversa su quali sono i settori da incentivare e quelli già competitivi e che possono diventare punti di forza internazionali”.

I dati mostrano chiaramente una fortissima trasversalità dei prodotti di qualità che compongono quasi il 50% della nostra produzione nazionale e spesso incidono per più della metà nei settori manifatturieri che fanno uso di tecnologie avanzate, dalla chimica all’elettronica. E talvolta l’indicatore può suonare anche dei campanelli d’allarme. Per esempio per il turismo, uno dei fiori all’occhiello dell’Italia, che paradossalmente è fanalino di coda (39%) per importanza dei prodotti di qualità nel settore. “Definire la qualità e misurarla con strumenti economici affidabili è una sfida cruciale per il rilancio di un Paese come l’Italia – spiega Sturabotti – ma dobbiamo far entrare questo indicatori nell’analisi delle politiche economiche”.

Un incoraggiamento forse può arrivare proprio dalla crisi che stiamo attraversando visto che è in questi momenti che la spinta al cambiamento è più forte.

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