Pil, debito pubblico, crisi occupazionale e tasse: l’Italia rischia di non avere accesso ai mercati

22 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Negli ultimi 12 mesi ormai il Pil italiano ha subito una contrazione, con il paese rassegnato a una recessione piu’ prolungata e profonda del previsto.

Gli investitori, consapevoli del fatto che la Spagna presentera’ ufficialmente richiesta di aiuti esterni, temono che la gigante economia italiana sara’ la prossima pedina del domino europeo a cadere.

Tutti si chiedono se il debito dell’Italia e’ sostenibile. Ovvero se il nostro stato riuscira’ a rispettare i suoi impegni sul debito, evitando il default.

La morsa del debito pubblico e le difficoltà per la crescita del Paese

A molti non piacera’ la risposta offerta da James Nixon di Societe Generale, secondo cui Roma rischia di non riuscire ad avere piu’ accesso ai mercati per rifinanziarsi. Tre sono i fattori citati:

1) Il rapporto tra debito e Pil e’ molto alto e sta andando fuori controllo. Per farlo rientrare il governo e’ costretto a imporre misure di austerita’ severe. Che unite al credit crunch comprometteranno la crescita per anni.

Le stime di Nixon parlano di un calo del Pil del -2,3% nel 2012 e del -1,4% l’anno successivo. Nel 2014 la crescita dovrebbe essere piatta. Il Fondo Monetario Internazionale prevede un tasso di crescita a lungo termine di mezzo punto percentuale l’anno.

2) La crisi occupazionale sta influenzando negativamente la fiducia dei consumatori, provocando una contrazione delle spese dei privati.

3) Infine per completare il percorso di consolidamento fiscale, l’Italia sta alzando le tasse sui consumi e sui patrimoni, entrambi settori che sono gia’ compromessi dalla disoccupazione e dalle condizioni difficili in cui versa il settore bancario.

Roma, sempre secondo l’analista di Societe Generale, fara’ inoltre fatica a centrare gli obiettivi sul deficit. Cio’ aumenta i timori circa la sostenibilita’ del debito italiano.

La crescita del Pil in Italia nel 2013 e le riforme dell’Ue

Il target e’ stabilito all’1,7% nel 2012 e allo 0,5% nel 2013. Ma Nixon ritiene che l’Italia raggiungera’ un piu’ credibile 2,9% nel 2012 e 2,1% nel 2013.

“Il nostro modello di calcolo ci dice che l’Italia ha uno spazio molto stretto per manovrare. Basta che i dati siano lievemente peggiori di quelli da noi stimati e la posizione debitoria potrebbe facilmente scivolare dall’altro lato della vallata, con l’Italia che si ritrovera’ in una traiettoria insostenibile”.

E’ proprio questa la paura che viene rispecchiata nei valori del differenziale con i rendimenti decennali tedeschi. “L’Italia e’ pertanto pericolosamente vicina a perdere l’accesso ai mercati”.

C’e’ una buona probabilita’ che l’Ue ne approfittera’ per imporre riforme strutturali ancora piu’ importanti e significative, qualcosa che al momento tutti i partiti politici, anche quelli che appoggiano Monti, per ovvie ragioni politiche ed elettorali, vogliono evitare come la peste.