PICHLER (AIAF): DECALOGO INVESTITORI ONLINE

17 Giugno 2000, di Redazione Wall Street Italia

Troppo giovane è il fenomeno del trading online in Italia per aspettarsi una regolamentazione già accettata e omogenea che permetta agli investitori di dribblare e scegliere bene tra le mille raccomandazioni che affollano il Web. Il problema tuttavia è molto sentito dagli analisti finanziari: oggi a Milano la loro associazione, Aiaf (Associazione italiana degli analisti finanziari), ha presentato un decalogo di comportamento per la diffusione dell’informazione online.

Wall Street Italia ha interpellato il presidente dell’Aiaf Luciano Pichler e il consigliere Giampaolo Trasi, responsabile del gruppo di lavoro per il trading online.

Presidente Pichler, è corretto definire la vostra iniziativa come una sorta di moral suasion?

“E’ corretto; del resto l’Aiaf non è un organo di controllo, né tantomeno può o vuole comminare sanzioni di alcun genere”.

Praticamente cosa succede?

“Chi vuole, aderirà liberamente a questo decalogo e potrà mettere bene in vista sul suo sito il nostro link con il nostro nome, che è un marchio registrato”.

In qualche modo rischiate di diventare dei garanti: è previsto un controllo?

“Più che controllo parlerei di monitoraggio, attraverso la nostra commissione per il trading online, ma al di là di qualche indagine a campione, sarà poi il mercato il vero controllore. Noi potremo semmai staccare la spina del nostro link dal sito che, nonostante l’adesione al decalogo, non ne rispetti i principi. La nostra iniziativa nasce soprattutto in difesa del mercato”.

Consigliere Trasi, qual è stata la molla che ha generato questo decalogo?

“C’era molta perplessità, da parte degli analisti, di fronte alla non territorialità di Internet e alla sua grande diffusione, e al rischio per i risparmiatori di trovarsi mal consigliato nei suoi investimenti; all’inizio dell’anno il nostro gruppo di lavoro ha iniziato a focalizzare i vari aspetti del problema fino a mettere a punto questo documento”.

Avete agito in un vuoto legislativo e/o regolamentare?

“La questione è un’altra: al di là dei casi in cui si configura un reato, come l’insider trading o l’aggiotaggio, è difficile regolamentare Internet. Mi spiego meglio: se dal suo sito un signore vuole diffondere consigli su un certo titolo, in effetti sta esercitando semplicemente la sua libertà di pensiero e di espressione. Chiunque può farlo, ma d’altra parte bisogna che l’utente finale sia tutelato. Ma come? In un campo diverso, come quello televisivo, per esempio, la difesa migliore viene dal telecomando”.

Ma nel settore finanziario è tutto più difficile.

“E’ vero. Basta l’irresponsabilità di pochi per danneggiare la credibilità degli operatori più seri; per questo è importante che siano loro stessi ad autoregolamentarsi”.

Ed ecco le dieci regole che aiuteranno gli investitori online a discernere i buoni dai cattivi informatori. Si divide in quattro sezioni.

IL MESSAGGIO

1) Nell’informazione finanziaria diffusa in rete devono essere sempre chiaramente differenziati gli elementi oggettivi dalle opinioni, identificandone anche le relative fonti.

2) Nell’esprimere una valutazione e un target, sulla base di analisi fondamentale o tecnica, per un titolo quotato italiano o estero, devono essere resi espliciti i criteri che portano a quella valutazione e a quali condizioni sono validi.

3) Il soggetto che esprime la valutazione deve chiarire che essa proviene da una sua analisi, disponibile sul sito, ovvero menzionare chiaramente la fonte da cui proviene la valutazione stessa e come raggiungerla.

4) Deve essere chiaramente indicata la data in cui il giudizio è stato formulato, il prezzo del titolo al momento della valutazione, ovvero a quando risale l’ultimo aggiornamento.

IL CONSULENTE CHE DIFFONDE IL MESSAGGIO

5) Il soggetto che immette informazioni finanziarie in rete deve renderne esplicite le finalità, nonché richiamare la propria esperienza professionale, ovvero la propria appartenenza ad associazioni professionali.

6) L’eventuale detenzione diretta o indiretta di posizioni sui titoli oggetto dell’informazione e, in generale, eventuali conflitti di interesse rispetto alle informazioni diffuse devono essere resi noti, sia attraverso disclaimer ben evidenziati sia, più opportunamente, con indicazione esplicita.

7) Il consulente online deve essere identificabile personalmente, senza pseudonimi, nonché indicare la struttura di appartenenza dove può essere raggiungibile o contattato.

LA SOCIETA’ CHE DIFFONDE IL MESSAGGIO

8) Eventuali conflitti di interessi di soci, amministratori o dipendenti, rispetto al messaggio diffuso in rete, devono essere resi noti, sia attraverso disclaimer ben evidenziati sia, più opportunamente, con indicazione esplicita, e ne deve essere dichiarata la natura.

9) La società che produce e/o diffonde consulenza finanziaria in rete deve chiarire se essa stessa o società appartenenti allo stesso Gruppo svolgono, con l’autorizzazione delle competenti Autorità di vigilanza, anche attività di promozione e vendita di servizi finanziari, ovvero di attività di raccolta ordini e negoziazione.

IMPEGNO DEL CONSULENTE E DELLA SOCIETA’

10) Il consulente e la società si impegnano ad applicare costantemente questi principi che hanno scelto liberamente di adottare.