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PICCOLI INVESTITORI: UNO SU DUE E’ SENZA BUSSOLA

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(WSI) – Volubile, cambia strategia con troppa disinvoltura e si fa irretire dalle mode del momento. Non conosce il grado di rischio dei propri investimenti, non è in grado di indicarne il rendimento atteso. Con l´eccezione di chi ha sottoscritto un piano di investimenti nel corso dell´ultimo anno, che appare più informato e più consapevole. È un ritratto in chiaroscuro quello che raffigura il risparmiatore medio italiano secondo il sondaggio fresco di presentazione, commissionato da Assoreti – l´associazione che raccoglie le reti di distribuzione dei prodotti finanziari – all´Eurisko.

Presentato ieri a Milano, il sondaggio (mille interviste telefoniche in tutta Italia tra il 17 e il 24 febbraio) sembra quasi rivelare come le recenti scoppole finanziarie ? dalla bolla dei titoli tecnologici ai Tango Bond, dal crac Cirio al caso Parmalat ? siano servite da lezione soltanto negli ultimi mesi. In altre parole, come l´investitore medio difetti ancora di maturità: «Dai nostri dati – è il commento di Fabrizio Fornezza di Eurisko – gli italiani emergono come risparmiatori volubili e che si muovono senza un orientamento preciso. Stanno subendo ancora il contraccolpo dei rovesci finanziari degli ultimi anni, anche se il clima di fiducia nei confronti degli investimenti sta migliorando».

Dal sondaggio risulta che soltanto un italiano su due (il 48% per l´esattezza) «saprebbe indicare bene o abbastanza bene il grado di rischio dei suoi investimenti». Una percentuale destinata a scendere ulteriormente (44%) nel caso in cui debba indicare «il rendimento o il guadagno atteso». E ancora più bassa (41%) quando gli viene chiesto di prevedere «la durata ottimale affinché l´investimento sia efficace». Inoltre, Assoreti e Eurisko hanno presentato il ritratto di un investitore ancora confuso: chiede, infatti, «strumenti più semplici e più chiari» (nel 54% dei casi), «maggiore consulenza» (44%), «strumenti più adatti ai suoi bisogni». Ma da chi si fanno consigliare? Il 50% delle risposte indica i consulenti delle banche e delle Poste, mentre il 39% delle preferenze va ad amici, parenti e conoscenti e il 30% ai programmi tv.

La scarsa informazione risulta anche da altri aspetti della ricerca. Si veda, per esempio, la domanda sul decreto risparmio appena approvato alla Camera. Un provvedimento che riguarda anche la tutela dei piccoli investitori. Solo l´8% del campione ha risposto alla voce «ne ho sentito parlare e so di cosa si tratta». Mentre la maggior parte delle risposte si divide tra «ne ho sentito parlare ma non so di cosa si tratta» (35%) e «non ne ho sentito parlare» (57%). Va un po´ meglio su un argomento che tocca più da vicino tutti gli italiani: la riforma delle pensioni. Il 34% degli intervistati sostiene di sapere di cosa si tratta, il 54% ne ha sentito parlare ma non sa di cosa si tratta e il 12% non ne ha sentito nemmeno parlare.

L´alto grado di incertezza dei mercati e il disorientamento dei risparmiatori è dimostrato anche dalla sensibile diminuzione della raccolta netta per le reti di promotori finanziari: nel 2004 hanno totalizzato 8 miliardi di euro contro i 13,4 del 2003. Ma è cresciuto il numero dei clienti: ora sono 4 milioni, pari al 20% delle famiglie italiane. Secondo il presidente di Assoreti, Antonio Spallanzani, «ora esistono le condizioni per credere che possa iniziare un periodo di crescita più vigorosa in termini di masse intermediate e di clienti».

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