Piazza Affari resta sotto pressione

24 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Giornata di vendite a Piazza Affari e in Europa, di riflesso alle perdite registrate stamane dalla borsa di Tokyo e dall’andamento negativo dei futures americani, che lasciano presagire un’altra partenza debole per Wall Street. Il mercato nipponico sembra non aver gradito l’inattività del governo di fronte all’apprezzamento della valuta nazionale, che penalizza il Paese fortemente orientato all’export, con il colloquio telefonico tra il primo ministro Naoto Kan e il governatore della Banca del Giappone che si è concluso con un nulla di fatto. Il Nikkei ha terminato gli scambi sotto quota 9mila, sui minimi da quindici mesi. A poco sono servite le statistiche macro incoraggianti giunte in mattinata, con il Pil della Germania che è stato confermato in crescita nel 2° trimestre del 2,2%. Su base annua si evidenzia invece un incremento del 3,7% (dato destagionalizzato). Berlino procede spedita sulla strada della ripresa mentre secondo il capo economista di markit, Chris Williamson, fuori dalla Germania “la crescita nel resto dell’area euro è rallentata su livelli vicini alla stagnazione mentre il comparto dei servizi si è addirittura contratto”. Nel pomeriggio si attendono le vendite di case esistenti a luglio mentre domani ci saranno le case nuove e venerdì la revisione del Pil del 2° trimestre. Si indebolisce ulteriormente l’euro portandosi attorno agli 1,26, dopo le dichiarazioni di ieri di Moody’s sulle misure anti-deficit. I piani di austerity adottati da molti stati europei per arginare i problemi finanziari potrebbero nel lungo termine rallentare la crescita dell’economia in Europa rispetto al resto del mondo e impattare negativamente i futuri rating del debito sovrano. Ovviamente, precisa Moody’s, molto dipende dalla durata delle misure di austerity. Ai minimi storici i rendimenti dei bond decennali di Germania e Gran Bretagna, con gli investitori che si rifugiano in investimenti meno rischiosi alla luce di un possibile rallentamento della crescita economica mondiale. Intanto in un’intervista al Times, Martin Weale, membro del Comitato di Politica Monetaria della Banca di Inghilterra, ha detto che i rischi di un double dip in Gran Bretagna sono significativi. Il rendimento del bund tedesco si è portato al 2,24% mentre quello del Gilt inglese al 2,93%. Scivola il petrolio, con il Wti a 72,21 dollari al barile mentre l’oro vale 1.217 dollari l’oncia. L’indice FTSE IT All-Share segna un ribasso dell’1,26% e il FTSE Mib un decremento dell’1,29%. Prevalgono nettamente i segni meno nel paniere Ftse Mib, con l’eccezione di Autogrill, Parmalat e Campari in rialzo frazionale. Si sgretolano le costruzioni, colpite dall’allarme utili lanciato dalla società irlandese Crh e dal report negativo di BofA Merrill Lynch sulla francese Lafarge. Italcementi, Impregilo e Buzzi cedono più o meno il 3%. Soffrono le banche, con Unicredit in cima alla lista seguita da Ubi Banca. Nel settore cavi penalizzata Prysmian e tra i tech Stm. Enel arretra di un punto. L’Ad Fulvio Conti ha detto di voler ottenere almeno tre mld di euro per una quota della controllata Enel Green Power. Sul completo resta sospesa al rialzo senza fare prezzo Investimenti e Sviluppo, dopo il balzo della vigilia nel primo giorno dell’aumento di capitale.