PIAZZA AFFARI: POPOLARI SULLA CRESTA DELL’ONDA

7 Agosto 2001, di Redazione Wall Street Italia

Ritorna, dopo mesi di oblio, l’interesse sulle banche popolari quotate a Piazza affari. Sui titoli bancari stanno influendo, infatti, le ipotesi allo studio del governo Berlusconi per un disegno di legge che intende riformare completamente il settore.

Il progetto, che dovrebbe essere presentato in autunno, intende trasformare gli istituti popolari a carattere cooperativo in società per azione di diritto speciale. Questo accelererebbe la trasformazione degli istituti in società per azioni, seppure di diritto speciale, favorendo così la contendibilità delle banche.

Gli investitori stanno in un certo senso anticipando la rivoluzione prospettata dall’attuale governo e al momento vengono premiate con ordini d’acquisto titoli come la Popolare di Milano (+5,54% a €4,65), la Commercio e Industria (+3,39% a €11,53), la Pop. di Lodi (+1,93% a €10,81), la Pop. di Novara (+2,59% a €7,49) e la Pop. Verona e S.Gimignano (+1,61% a €10,98).

Ma l’interesse per questi titoli è legato anche ad alcune stranezze del comparto che risulta, dicono gli operatori, sottovalutato e che presenta alcune incongruenze anche nei valori delle stesse società.

La più grossa popolare, ad esempio, è quella di Milano ed ha una capitalizzazione di €1,7 miliardi alla chiusurà di lunedì. Il valore è decisamente inferiore a quella di istituti più piccoli come la Popolare di Novara (€1,9 miliardi di capitalizzazione) o la Popolare di Bergamo (€2,5 miliardi).

Altre banche, che hanno una capitalizzazione inferiore rispetto a quella dell’istituto milanese guidato da Paolillo, sono però molto più piccole. Il riferimento è, ad esmpio, alla Popolare di Sondrio che ha una capitalizzazione di €1,5 miliardi.

“Da questi pochi dati – commenta un operatore di una Sim estera che preferisce rimanere anonimo per politica aziendale – è chiaro che ci sia qualcosa che non va. E’ sicuro comunque che la valutazione delle popolari sconta la scarsa visibilità e l’immobilismo del management”.

“Inoltre – conlude il trader – ci sono molti investitori che sono rimasti pesantemente scottati da questi titoli. Si pensi al tonfo del 25% della Popolare di Milano dopo l’acquisizione della Legnano a dicembre, furono in molti a lasciarci le penne”.