PIAZZA AFFARI: MEDIASET, MEGLIO NON RISCHIARE

7 Maggio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Mediaset continua a crescere seppur rallentando rispetto al massimo di €13,14 messo a segno nel corso della mattinata. Ora il titolo guadagna lo 0,78% a €12,90.

“Certo, il titolo è allettante, ma io non mi arrischierei a comprare, se fossi un investitore –dice a WallStreetItalia l’analista di una primaria Sim milanese – si tratta di una crescita in chiave speculativa, sostenuta dalle attese sull’assetto della società”.

In effetti, fa notare il trader di una sala operativa, il titolo è a premio sulle valutazioni delle maggiori case di brokeraggio.

Anche Cristina Peccati, analista tecnica di Gestnord Intermediazione Sim sconsiglia l’acquisto: “non mi stupirei se il titolo riuscisse a guadagnare anche un altro euro, ma da un punto di vista tecnico le possibilità di un down sono maggiori di quelle di un up”.

In questa fase, aggiunge Peccati, il titolo si trova in una fase laterale positiva, in un mercato che resta incerto. La resistenza è intorno a €13,20-€13,35. “Se dovesse infrangerla potrebbe arrivare a €14-€14,20, proveniendo da un minimo del 22 marzo scorso a €9,61 e da un massimo, nel marzo del 2000, a circa €27”.

Il futuro del titolo, adesso, è legato a quanto Silvio Berlusconi annuncerà venerdì prossimo al Tg5 in tema di conflitto di interesse. “Rupert Murdoch ha detto che non intende comprare – ricorda l’analista della primaria Sim milanese – e se dobbiamo credergli, allora il panorama delle possibilità si restinge alquanto: non vedo altri che abbiano abbastanza soldi o abbastanza carta da scambiare”.

Alternative alla vendita? L’analista non si sbilancia: “si parla di un blind trust, che permetterebbe di interporre un organismo tra la proprietà e il management, di modo che la proprietà non sappia cosa accade nell’azienda; oppure di un comitato di saggi a livello internazionale. Credo di meno all’ipotesi di un accordo con Seat Pagine Gialle o Olivetti, anche perché questa soluzione non risolverebbe il conflitto di interessi: anzi”.

L’analista infatti sottolinea che in quel caso si creerebbe una commistione fra telecomunicazioni e televisioni tale da far sollevare l’Antitrust.