PIAZZA AFFARI DELUDE LE ATTESE E CHIUDE COL MENO

6 Dicembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Piazza Affari ha chiuso in ribasso una seduta che aveva lasciato ben sperare. L’avvicinarsi di una soluzione al problema presidenziale americano, ma soprattutto le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve Alan Greenspan sembrava fossero elementi sufficienti per partire con una fase rialzista. Ma non è stato così.

In particolare il mutato indirizzo della politica monetaria americana aveva fatto già ieri sera balzare il Nasdaq di oltre il 10%. A Piazza Affari invece dopo un avvio positivo ma senza entusiasmi, è iniziato il ripiegamento fino allo sconfinamento in territorio negativo.

I temi caldi della giornata sono stati la caduta di Mediaset (-0,65% a 14,3 euro), la flessione degli energetici, la debolezza dei ciclici. I telefonici hanno finito senza spunti; i bancari sono stati neutrali o moderatamente positivi.

In perdita il comparto della New Economy: “oggi come oggi – spiega a Wallstreetitalia Federico Rivalta, responsabile delle gestioni patrimoniali di Cofimo Sim – si ha più paura a finanziare le idee; ora la gente è paradossalmente più disposta a perdere 1.000 lire su Generali (-1,47% a 40,2 euro) che 300 lire su Tiscali (-4,34% a 26,69 euro), e vuole guardare al patrimonio. Nel comparto, buona comunque la chiusura di Novuspharma (+8,77% a 70,8%), la migliore del gruppo.

L’indice Mibtel ha archiviato la seduta con un calo dello 0,78%. Il Mib30 ha chiuso a –0,94%. Positivo il Midex (+0,15%); negativo il Nuovo Mercato (-1,05%). Il Fib30 ha chiuso con un ribasso dello 0,97% a quota 45.885.

“Non c’è euforia – dice Rivalta – ma del resto un Nasdaq finito tanto in basso incorporava la potenzialità di un forte rialzo, mentre Milano, che dall’inizio dell’anno è cresciuta più di tutte le altre Borse in Europa, non aveva la stessa necessità tecnica di rilancio”.

L’importante, dice il gestore di Cofimo Sim, è che gli interventi ribassisti sui tassi USA avvengano con il giusto tempismo, altrimenti potrebbe uscirne compromessa l’economia europea”. In ogni caso, aggiunge Rivalta, nel medio-lungo termine “siamo positivi, anche perché ci vuole circa un semestre affinchè si cominci a risentire degli effetti di una manovra monetaria”.

Sul breve termine la questione è diversa, anche perché i consumi degli americani stanno rallentando “e questo non favorisce la crescita economica dell’Europa, che si fonda sulla capacità di esportare”.

Sul listino Mediaset è stata penalizzata: “è stata presa di mira dagli analisti – dice Rivalta – sulla scia delle preoccupazioni per un rallentamento delle entrate pubblicitarie”.

Un altro titolo che ha perso molto è stato Eni (-4,97% a 6,45 euro) “sulla scia del calo del prezzo del petrolio”. Sul mercato di Londra il Brent è sceso sotto i $27 al barile per la prima volta dal primo agosto scorso.

Gemina (-0,4% a 1,49 euro) ha perso quota. La società ha manifestato interesse per Elettrogen che produce energia per Enel (-2,08% a 4,19 euro).

Mediolanum (+3,33% a 13,98 euro) ha invece avuto un buon rialzo. “Secondo me si tratta solo di un rimbalzo”, è certo il gestore di Cofimo Sim.

I telefonici hanno chiuso misti: Telecom Italia a –0,59% a 13,54 euro; Tim +0,06% a 9,36 euro. Tra gli altri titoli del gruppo di Roberto Colaninno, Olivetti ha chiuso a +1,21% a 3,5 euro; Tecnost a +0,1% a 3,86 euro. Pesantissime Seat, -3,66% a 2,63%.

Sul Midex, i migliori titoli sono stati Bulgari (+8,34% a 13,56 euro) e Acea (+2,19% a 13,39 euro).