PIAZZA AFFARI CHIUDE IN RIBASSO DEL 2,2%

13 Marzo 2000, di Redazione Wall Street Italia

Termina in negativo la seduta di Piazza Affari con il Mibtel in ribasso del 2,2% a 33.899 punti.

Il Mib30 è sceso a quota 49.353, perdendo il 2,21%.

Dopo essere arrivata a cedere oltre 3,5% nel pomeriggio, Piazza Affari ha quindi limitato le perdite in chiusura, aiutata dal recupero di Wall Street dove il Dow è anche brevemente tornato in positivo e il Nasdaq ha dimezzato il calo iniziale.

Secondo i dealer lo storno “è più che salutare e non si esaurirà qui”.

I più prevedono brusche oscillazioni anche nei giorni prossimi, confortati dall’analisi tecnica.

Le prese di beneficio sono state particolarmente aggressive al Nuovo Mercato, in scia alla batosta dei tecnologici giapponesi, così come sui media, tartassati in tutta Europa, con Mediaset e Espresso in calo di oltre 5%, di poco migliore Mondadori.

Tra i peggiori del mercato anche parte dei bancari, con perdite consistenti per Fideuram (-6,82%), Intesa (-6,76%) e Unicredit (-5,01%).

Fanno eccezione Bipop (+0,56%), nel giorno del cda sui conti 99, e PopMilano, che rialza la testa sul finale. Chiude debole PopBergamo, che in avvio era stata sostenuta dall’annuncio di una joint con e.Biscom.

In decisa controtrenda il nuovo exploit di Aem a +17,02% che continua a beneficiare della prossima quotazione di e.Biscom (lievitata a 320 euro sul grey market), di cui è partner.

In scia a Aem ancora acquisti anche sulle altre municipalizzate minori con Acsm e Amga in evidenza mentre Acea ripiega dopo buon avvio.

In tensione anche Olivetti (+6,76%) e Tecnost (+3,72%) (mentre scendono Telecom e Tim) sul riproporsi di scenari di accorciamento della catena di controllo. Nelle sale prevale l’ipotesi di una fusione alla pari tra le due holding, non mancano speculazioni sul possibile interesse di altri gruppi, italiani e non, tra cui spicca il nome di Deutsche Telekom.

Da segnalare l’elevata volatilità dei titoli del Nuovo Mercato con Tecnodiffusione tornata anche positiva nell’ultima mezzora dopo aver ceduto oltre il 25% nel durante.

Tra i minori balzo di Magneti Marelli su cui, in assenza di Fiat, si è riversato il denaro sulle prospettive di crescita dall’unione con il più grosso produttore mondiale di auto.