Piano Premio Nobel per rilanciare l’innovazione

4 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – I paesi industrializzati devono voltare le spalle agli interessi corporativi e ai valori conservatori, puntando invece sul rilancio dell’innovazione e della produttività, aiutandosi non solo con l’economia di mercato, ma anche con i valori della “modernità”.

È in sintesi il programma per rilanciare l’innovazione e l’economia nell’Occidente del premio Nobel per l’economia nel 2006, Edmund Phelps, raccontato nel libro dal titolo “Mass Flourishing”, che ha ottenuto recensioni molto positive. L’opera pedagogica sul nuovo sistema economico mondiale figura per esempio nell’elenco dei migliori libri dell’anno del Financial Times.

L’economista, celebre per aver mostrato con le sue teorie come rilanciare l’occupazione aggiungendo inflazione all’economia, in questo testo si concentra sulla causa profonda dell’assenza di impiego, sul calo cronico della produttivià incominciato a inizio Anni 60 e che risulta in una perdita di innovazione.

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In cinquant’anni, spiega Phelps nel testo recensito dal quotidiano Le Temps, la fase di declino si è interrotta solo in un’occasione: durante gli anni della bolla dot com. La costatazione, accompagnata da calcoli e grafici, riguarda sia gli Stati Uniti, sia l’Europa.

L’innovazione è il motore ultimo della prosperità economica. Una vera e duratura ripresa non è possibile senza rimettere in causa l’ordine stabilito delle cose. È quello che cerca di fare Edmund Phelps invertendo l’ordine delle priorità. Priorità che viene troppo spesso data al profitto.

Il cantiere del cambiamento deve essere culturale e istituzionale. Il Nobel prende le distanze dai conservatori fissati con le tasse basse e la deregulation. L’equilibrio del capitalismo è preferibile al socialismo, ma Phelps insiste sui valori della modernità, dell’avventura e della scoperta. La sua è una scommessa sull’uomo e la sua creatività.

La nozione di innovazione espressa nelle pagine del libro di distingue da quella di Schumpeter (distruzione creatrice) che si alimenta prima di tutto dai budget di ricerca. Si allontana anche da Keynes, che vedeva il male nei cicli economici. Allo stesso tempo respinge i valori del modello neoclassico centrato sulla gestione dei rischi e dei costi.

Gli inventori della rivoluzione industriale non erano così scientifici e nemmeno delle persone di alta cultura. Si trattava piuttosto di una folla di individui dotati di grande immaginazione, creativi e aperti, lanciati in un processo vasto di tentativi ed errori.

Phelps difende l’idea di un capitalismo moderno che gioca sul confronto tra gli attori economici e dotati di due libertà fondamentali: il diritto ad accumlare dei fatturati guadagnati e ill diritto ad investire nella proprietà privata.

Non sorprende che Francia, Spagna Italia, dove stato e lobby corporative hanno una grande importanza, siano agli ultimi gradini dell’innovazione, nonostante ottimi sistemi scolastici. Svizzera, Danimarca e Norvegia sono invece gli Stati meno “corporativi” e i risultati in materia di innovazione e crescita economica si vedono.

L’originalità del saggio economico di Phelps risiede anche nel tenere conto della soddisfazione degli individui, una condizione necessaria all’innovazione e creatività. Il Paese con il più basso tasso di soddisfazione del proprio lavoro svolto è la Francia, penalizzata dalla dalla par la prominenza dei suoi valori tradizionalisti.

Il rimedio proposto passa dall’eliminazione degli ostacoli che impediscono l’innovazione, dunque anche la lotta all’intervento eccessivo dello Stato e contro le entità che privilegiano i progetti a breve termine.

Secondo Phelps si parla troppo dei soci azionisti, il termine va riscoperto. L’investitore innovativo dovrà comunque condividere i suoi guadagni futuri con quelli dei gruppi di interesse, degli avvocati, dei rappresentanti della comunità, oltre che degli stipendiati e gli azionisti.

In modo molto originale, il premio Nobel propone che dei parlamentari e le autorità di controllo effettuino degli stage nell’economia privata per capire gli ostacoli statici all’innovazione e i danni causati dagli impianti regolativi esagerati e dai deficit e debiti pubblici

Insomma, Phelps lancia un appello per un approccio a lungo termine. Il capitalismo moderno da lui considerato si deve anche inquadrare in un cambio del linguaggio usato. I termini avventura, sfida, esplorazione, individualità dinamismo e passione dovrebbero ridiventare più popolari di quelli come prevenzione, precauzione ed ereditato.