Piaggio e Ericsson: nuovi tagli. Fondi pubblici ma tutela lavoro non c’è

14 Settembre 2016, di Alberto Battaglia

Altri due pezzi dell’industria genovese, un tempo florido vertice del triangolo industriale del Nord Italia, riducono la loro presenza sul territorio: si tratta di Piaggio Aerospace ed Ericsson, che hanno annunciato tagli della forza lavoro per un totale di circa 240 unità, dipendenti che entro l’anno prossimo perderanno il proprio posto.

Per quanto riguarda Ericsson, la nota multinazionale svedese, 107 lavoratori saranno accompagnati alla porta entro dicembre, mentre altri 44 seguiranno lo stesso destino entro giugno.

I numeri per la Piaggio parlano, invece, di 89 licenziamenti, cui ne vanno aggiunti altri 43 ad Albenga.

Nel 2012 Ericsson aveva trattato con il governo e la Regione per la concessione di una serie di finanziamenti pubblici nell’ambito di “interventi consistenti nella realizzazione da parte di Ericsson di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale per un costo di 73 milioni dei quali 6,9 finanziati dal Mise; 24 dal Miur e 11 dalla regione Liguria”, fa sapere al Fatto Quotidiano il sottosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto.

Dei tre progetti presentati dalla società solo uno è “stato concluso e saldato”, anche se non è chiaro con quale entità di contributo pubblico effettivamente erogato. Una cosa però è certa: le garanzie chieste a suo tempo dai sindacati per vincolare i finanziamenti pubblici alle garanzie sulla tutela dei posti di lavoro non sono state ascoltate: “Hanno detto che non si poteva”, ricorda Daniela Roccu della Rsu telecomunicazioni (Cgil).
Piaggio, da parte sua, continua a ridurre la propria presenza in Liguria e a Genova in particolare, con un una forza lavoro passata dalle 1.265 alle 650 unità.

La produzione di velivoli e la manutenzione saranno interrotta nel primo caso, ceduta nel secondo. Ieri gli ultimi dati sull’occupazione in Liguria, elaborati dalla Cgil. parlano di una regione nella quale, fra aprile e giugno di quest’anno, la crescita dei posti di lavoro si è invertita, con un calo tendenziale di 4mila unità.