PIÙ BRIC MENO BOT

2 Aprile 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Mettetevi bene in testa questa formula: Bric, che sta per Brasile, Russia, India e Cina. Ovvero le quattro economie che, nel giro di pochi anni, occuperanno le prime posizioni nella classifica del pil mondiale, scavalcando Paesi come l’Italia, la Francia o il Regno Unito. Per questo i Bric Fund sono ormai la scelta obbligata dei gestori a caccia di azioni che possano garantire una certa redditività nel tempo. E fondi o azioni emergenti sono la scelta obbligata anche per i piccoli investitori che cercano rendimenti consistenti anche nel lungo periodo, tramite i fondi o gli Etf, sia per chi, con la stessa ottica di lungo periodo, va a caccia delle blue chip del XXI° secolo, più numerose tra i Bric che in Europa.

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Qualcosa è cambiato, infatti, sul fronte degli emergenti. E lo dimostra la decisione della City di accelerare i tempi per diventare la prima piazza (in concorrenza con New York) per trattare, fuori dai confini domestici, i big russi, cinesi o del Brasile. E questa settimana analisti e trader di tutto il mondo sono rimasti incollati ai terminali Bloomberg per seguire le trattative sui minerali brasiliani. La Companhia Vale do Rio Doce, il più grande ed efficiente produttore al mondo di minerali ferrosi, è un titolo ideale per «cassettisti», se si guarda alla solidità del business e per le valutazioni (un p/e atteso inferiore a 8).

La Companhia sta per chiudere, a giorni, la trattativa con i clienti cinesi sul listino 2006: Pechino chiede uno sconto sulle richieste (il 24% in più rispetto al 2005 quando i prezzi erano schizzati del 72%), a San Paulo non ci sentono, perché la domanda supererà l’offerta fino al 2010.

Bando ai luoghi comuni: i titoli emerging non soffrono necessariamente di illiquidità. Anzi, molti colossi russi o brasiliani scambiano più della media giornaliera di azioni quotate a Piazza Affari. E il retail disposto a cavalcare l’onda emergente può puntare, secondo gestori e analisti interpellati da BB&F, su un titolo solido come la coreana Samsung. «Sottopesiamo la tecnologia – dice James Syme, gestore del comparto Sgam Fund Equities Global Emerging Countries di Société Générale – Ma le valutazioni di Samsung restano attraenti: il p/e 2007 sarà di 9,4».

Un altro tema classico è quello delle materie prime. La brasiliana Petrobras (petrolio) «è impegnata – continua Syme – in una strategia di crescita per rendere il Brasile autosufficiente dal punto di vista energetico. Senza dimenticare che si tratta di uno dei titoli emergenti più a buon mercato in assoluto, con un p/e di 7,2». Altra grande occasione sono le banche. Le prospettive per il gestito, i mutui, i prestiti personali sono eccezionali. «Le banche rappresentano il 25% del fondo che gestisco – dichiara Irina Topa-Serry, strategist di Axa Investment Managers – La strada verso l’Ue potrebbe produrre una crescita esponenziale nel credito al consumo nell’Est o in Turchia. Come in Portogallo, dove nel 1992, prima dell’adesione, pesava per il 13% del pil e oggi ammonta al 50%».

Ne potranno beneficiare dunque le banche specializzate nella clientela retail come l’ungherese Otp Bank. «È uno dei principali titoli dello Sgam Fund Equities Eastern Europe – afferma il gestore Mark Krombas – ha un alto roe, un buon profilo di crescita e valutazioni attraenti». Un discorso simile vale per la banca commerciale Kookmin Bank, i cui conti potrebbero andare al traino della crescita del pil sudcoreano, stimata al 5,1% nel 2006.

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