PETROLIO: UBS,CARO PREZZI PESERA’ 0,4% SU PIL 2005

20 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

Prezzi medi del petrolio di 45 dollari al barile provocherebbero un impatto negativo sul Pil dei paesi dell’area euro pari allo 0,1% nel 2004 per salire però poi allo 0,4% nel 2005 e addirittura allo 0,5% nel 2006.

Sono queste le proiezioni contenute nell’European weekly economic focus di Ubs, che simulano le conseguenze delle elevate quotazioni del greggio considerate credibili a quota 45 dollari fino al termine del 2006. Tuttavia, si legge nel report, gli effetti sui singoli paesi é diverso, visto l’uso di gas naturale, derivato del petrolio, che pesa di più su Italia, Germania e Regno Unito.

Migliore lo scenario invece per la Francia, grazie alla consistente componente di energia nucleare. Altri, infine, possono beneficiare di fonti alternative, come l’energia idroelettrica, ma Grecia, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi e Spagna sono i più esposti alle turbolenze dei prezzi del greggio. Sempre sulla base delle stesse proiezioni, Ubs stima la crescita del Pil dell’area euro all’1,1% nel 2005, a fronte della precedente indicazione dell’1,5%.

Imprese e famiglie, quindi, soffriranno i rincari energetici con relative tensioni sullo scenario economico: le prime lavoreranno sul fronte del taglio dei costi e sulla revisione al rialzo dei listini, le seconde spingeranno per la revisione salariale. Un ruolo di rilievo, poi, avrà la Bce che dovrebbe seguire un’azione moderata: un percorso quasi obbligato vista la congiuntura economica generale.

Gli analisti di Ubs, a proposito degli attuali prezzi del greggio, individuano nel Medio Oriente e nella Russia le cause dei rialzi. Tanto che il fattore rischio è quantificato in 16 dollari al barile: questa conclusione, sulla base del modello adottato, suggerisce che un prezzo equo del petrolio – e quindi compatibile con una buona crescita economica dell’ area euro – sarebbe di circa 28 euro. Secondo gli analisti, infine, la produzione attuale dell’ Opec, “é più che adeguata a soddisfare la domanda”, suggerendo anzi che potrebbe esserci da parte di qualche paese produttore una crescita delle scorte.