PETROLIO: LE GRANDI BUGIE DI REGIME

2 Giugno 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – In questi giorni la stampa di regime, cioè tutta la stampa, non fa altro che starnazzare sull’aumento del prezzo del petrolio, al fine di convincere Mario Rossi che è quella la causa della “insufficiente ripresa” e, in ultima istanza, delle sue difficoltà economiche. Nella testa di Mario passa inoltre l’associazione che questo petrolio deve essere controllato nel prezzo e quindi bisogna che una qualche forma di truppaglia stia in quei deserti di araboni, magari non nella forma arrogante texana, ma nella forma benigna di una occupazione NATO sotto comando ONU, che è quanto fu deciso ab initio in qualche salotto londinese da una quindicina di persone.

Anche volendo tralasciare il fatto che i governi guadagnano dall’imposizione fiscale sui derivati del petrolio (paga Mario!) molto più di quanto ne ricavino i paesi produttori è un fatto che il prezzo del petrolio è a tutt’oggi molto basso. Vorrei ricordare a Mario che vive in un sistema in cui buoni acquisto governativi possono essere creati a dismisura dai governi a costo zero tramite stampa di carta moneta o registrazioni elettroniche su conto. Questo potere, affidato dai governi a delle agenzie in teoria controllate dai poteri pubblici, ma in realtà asservite agli interessi della solita quindicina di persone (chiamiamole Grandi Banchieri Internazionali) è stato in questi anni vistosamente usato.

Qualunque aggregato monetario Mario decida di scegliere (ahimè, in questi tempi oscuri non siamo d’accordo neppure su cosa sia la moneta), si accorgerà che esso è gonfiato vistosamente. Un effetto di questo rigonfiamento lo avrà potuto notare nella sequenza di bolle finanziarie che si sono succedute in questi anni (azioni, bond, immobili, di nuovo azioni). L’aumentata quantità della massa monetaria solo in parte è andata a caccia di asset reali (oro, argento, materie prime). In gran parte il Sistema è riuscito a palleggiare il Pallone di qua e di là e a evitare la catastrofica risultanza dell’iperinflazione monetaria. Il grafico a fondo pagina (tratto dall’articolo “Gold Boiling in Oil 3”, Adam Hamilton) mostra il prezzo dell’oro e del petrolio durante gli ultimi 40 anni corretto per l’aumento del fraudolento indice dei prezzi al consumo negli USA.

Perché l’oro torni al potere d’acquisto del 1980 bisogna aspettare che arrivi a più di $1600 (più di 4 volte il prezzo attuale) e il petrolio deve superare i $90. In aggiunta si consideri il fatto che il potere d’acquisto del dollaro è sceso parecchio ultimamente nei confronti di altre forme di buoni acquisto governativi (non moneta, mi raccomando, la moneta è solo una merce o una banconota convertibile in merce). Inoltre gli squilibri del debito pubblico, privato, esterno ed interno presenti negli USA non fanno ben sperare delle sorti del buono acquisto governativo detto dollaro.

Il reddito pro-capite in Arabia Saudita negli ultimi anni è sceso paurosamente ed è inoltre aumentata vistosamente la disoccupazione. Le sorti della Casa dei Saud sono affidate alla protezione militare statunitense: da qui l’arrendevolezza saudita a continuare a cedere preziosi barili di petrolio in cambio di buoni acquisto governativi a rischio di perdita completa di potere d’acquisto.

A questo punto Mario si sarà accorto che il segreto del Big Picture è che al mondo non esiste libero mercato. Esiste un sistema di prezzi controllati manu militari e per via finanziaria inteso a vantaggio degli interessi particolari al cui servizio operano le banche centrali, che beneficiano del privilegio di primi prenditori e prestatori degli inflazionandi buoni acquisto governativi.

Una parvenza di competizione economica e libero mercato, all’interno dei paesi e internazionalmente, è mantenuta nei settori non strategici per i Banchieri al fine di provvedere quel tanto di produttività reale da sfruttare a loro profitto per il tramite dei mercati finanziari.

Le elite fabiane d’Albione, dopo aver guardato con interesse al tentativo staliniano negli anni ’30, lodato dall’alfiere Giovanni Mainardo Keynes, si sono convinte che, se si guasta completamente la struttura dell’economia di mercato, insieme al cavallo, muore anche il vampiro. Una certa quantità di libera impresa e divisione internazionale del lavoro deve essere mantenuta.

L’intera architettura complessa degli attuali sistemi monetari, con il loro corollario di banche centrali, manipolazione del mercato dei capitali, interventi fiscali governativi, creazione di debito pubblico fino ai più sofisticati strumenti derivati ad altro non serve che a tenere in vita i ceti produttivi di beni e servizi reali, utili e scarsi quel tanto che basta a tosargli il pelo non appena cresce. Qui da noi, nel cosiddetto Occidente, per ora ci provvedono di bastanti buoni acquisto e roba da acquistare per tirare avanti ancora un po’. Altrove non ci sono abbastanza provviste e per questo strillano tanto più di noi.

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