PETROLIO
& DOLLARO,
E’ QUASI DIVORZIO

7 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Il prezzo del petrolio si è sgonfiato, ed ora, a New York, è quotato 42 dollari il barile, per la qualità leggera, la più pregiata, mentre il greggio del paniere Opec – che include anche le qualità medie e basse (pesanti) – è attorno ai 35.

L’economia americana è in espansione, l’inverno non è mite, ma le scorte non si assottigliano. Il trend verso i 35 dollari per la qualità migliore e i 30 per il paniere Opec sembrerebbe avviato, in quanto ci si è resi conto che l’offerta russa, nonostante i guai della proprietà privata di Yukos, continua inalterata, soprattutto ora che il Cremlino sta per statalizzare questa compagnia, tramite il colosso Gazprom, su suggerimento degli “advisor” di Deutsche Bank.

E il petrolio iracheno, nonostante gli attentati, continua a fluire in misura non molto inferiore a quella dei tempi di Saddam, perché i danni inferti dai terroristi sono sistematicamente riparati. Però ora, a frenare la discesa del prezzo, potrebbe intervenire il deprezzamento del dollaro. Alcuni membri dell’Opec non parlano più di un prezzo di equilibrio attorno ai 30 dollari, ma ai 30 euro. La differenza, con il dollaro a 1,33 euro, è grande perché 30 euro sono 39,90 dollari.

Certo l’euro non era, nemmeno in estate, alla pari con il dollaro, quindi la quota di 30 euro implica un sensibile rincaro anche se prendiamo come base il valore in euro del dollaro di questa estate, quando l’Opec sosteneva che il prezzo giusto fosse 30 dollari. E d’altra parte coloro che vendono petrolio non spenderanno tutti i proventi in importazioni e investimenti nell’area dell’euro. Ma l’obiettivo di 30 euro è allettante.

Si tratta di vedere se i paesi dell’Opec riusciranno ad accordarsi per ridurre l’offerta sotto i 27 milioni di barili al giorno e se tutti rispetteranno l’intesa, anziché violarla con vendite non registrate, come è spesso accaduto in passato. Tuttavia, il fatto che il deprezzamento del dollaro faccia aumentare il prezzo del greggio espresso in dollari corrisponde a una logica economica elementare. Il che dimostra che, alla lunga, l’euro alto, non offre un rilevante beneficio per l’import di energia dell’Europa. Mentre il dollaro basso, per gli stessi motivi, tende a generare inflazione negli Stati Uniti.

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