Petrolio: le stime di Goldman Sachs e Morgan Stanley

23 Agosto 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Petrolio protagonista da inizi agosto di un rally di oltre il 15%, ma per gli analisti di goldman-sachs il rimbalzo avrà vita breve.

Le ragioni alla base di tale convinzione vengono messe nere su bianco in un report odierno, i cui Goldman Sachs sottolinea che anche nel caso in cui in cui arrivasse, in occasione del meeting di settembre, un accordo tra membri dell’Opec e di altri produttori come la Russia al fine di congelare l’output ai livelli attuali, l’offerta di petrolio rimarrebbe comunque a livelli record.

Di conseguenza, neanche un eventuale accordo potrebbe riportare la domanda e l’offerta in una condizione di equilibrio.

“I prezzi del petrolio hanno rimbalzato bruscamente dal primo agosto, ma noi riteniamo che questa mossa non sia stata guidata dal miglioramento dei fondamentali, quanto piuttosto dalla speranza di un potenziale congelamento della produzione e allo stesso tempo dal forte indebolimento del dollaro,” hanno scritto gli analisti di Goldman.

Gli analisti prevedono pertanto che i prezzi resteranno compresi tra 45 e 50 dollari al barile “fino alla prossima estate”, e avvertono contestualmente che una ripresa della produzione dopo le recenti interruzioni che hanno interessato alcuni paese produttori”ci porterebbe ad abbassare la nostra previsione del prezzo del petrolio, con prezzi WTI in media di 45 dollari al barile”.

A essere scettica sulle quotazioni del petrolio ci pensa anche Morgan Stanley, con lo strategist delle materie prime Adam Longson che non ritiene probabile un accordo tra i membri dell’Opec per ridurre la produzione.

Oggi il future sul Brent ha accelerato al ribasso fino a $48,70 circa, mentre il contratto WTI ha bucato anche quota $47, attestandosi a $46,82 al barile.  Già ieri le quotazioni del greggio hanno subito dei ribassi sulla scorta dell’apprezzamento del dollaro statunitense (che tende a mostrare una relazione inversa con i prezzi del greggio in dollari). In più, c’è anche il timore di un rallentamento della domanda di petrolio dalla Cina.

Nel finale delle sessione dei mercati europei, il petrolio ha recuperato terreno, sulla scia di alcune indiscrezioni di Reuters che hanno rinfocolato le speranze di un accordo nel prossimo meeting dell’Opec, complice una possibile apertura anche da parte dell’Iran, terzo produttore del cartello.