Persino i banchieri ora temono nuove crisi finanziarie

24 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

Intervenuti a Davos, due tra i maggiori banchieri al mondo, Antony Jenkins, direttore di Barclays, e Douglas Flint, presidente di HSBC, incaricati di assicurare che le banche siano più solide di quanto non fossero all’alba del crack Lehman, hanno avvertito dei pericoli dello scoppio di una nuova crisi finanziaria.

Jenkins ha concesso che «certamente non avremo un problema simile (a quello della crisi subprime) nei cinque anni a venire. Ma un problema di questo tipo potrebbe concretizzarsi nei prossimi dieci – venti anni, quando gente come nui, che portano ancora le cicatrici, saranno in pensione o morti».

Il direttore di Barclays si spinge ancora più in là, affermando che bisognerebbe senza dubbio sempre «controllare lo spirito animale» – dei banchieri, sottointeso.

Douglas Flint si mostra un po’ più sicuro sottolineando che le banche hanno aumentato i livelli di capitale di multipli di tre-sei volte e che solo il settore nucleare è sottoposto agli stessi controlli di quella finanziaria.

Risques plus importants

Secondo il presidente HSBC i rischi intrapresi dalle banche ultimamente sono da considerare misurati e le pene a cui possono incorrere davanti alla giustizia per aver preso rischi esagerati sono sufficientemente dissuasive.

Il numero uno del fondo hedge Elliott Management, Paul Singer, è più pessimista. Secondo il gestore di 24 miliardi di dollari di portafogli sta per scoppiare un’altra crisi. “Delle misure sono state prese, ma non tutte sono pertinenti e la prossima crisi finanziaria bolle in pentola.

Quello che viene chiamato «richio toerico» di perdita da investimenti in derivati non è incluso nei bilanci delle banche. Si tratta di somme più elevate degli attivi del prodotto detenuto dalle banche, nella misura entro la quale possono permettersi di comprare il prodotto sottostante (CDS o obbligazione che sia).

Secondo le stime di Singer, se si tenesse conto, anche solo in parte, del livello di leva delle banche – i loro asset come multipli dei loro fondi propri – aumenterebbe di circa 5 volte a almeno 40 volte.