PERCHE’ LA ‘LODI’ VALE MENO DELLE SUE CONTROLLATE?

19 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

* Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della Divisione Intermediari della Consob a Milano.

In Borsa può accadere che i corsi azionari seguano strade particolari, senza
riscontro nei più semplici calcoli aritmetici. È il caso della Banca popolare
di Lodi, presieduta da Giovanni Benvenuto, che controlla due società quotate:
Bipielle investimenti e Reti bancarie. Le controlla in maniera maggioritaria:
71% la prima e 91,5% la seconda, almeno in base alle ultime comunicazioni
Consob.

Ebbene, la prima non riesce a far prezzo ed è continuamente rinviata per
eccesso di rialzo. Ma, in base a una comunicazione di Borsa italiana, dovrebbe
quotare intorno a 2,7 euro, capitalizzando oltre 1,8 miliardi di euro; mentre
la seconda, dopo uno strabiliante rally, ha toccato i 40 euro e ora
capitalizza intorno a 1,3 miliardi di euro.

La quota di competenza di Banca
popolare di Lodi, ai valori raggiunti a Piazza Affari, dovrebbe aggirarsi
intorno a 1,28 miliardi di euro per la prima e a 1,12 miliardi per la seconda,
per un totale che al 13 gennaio oscillava tra i 2,4 e i 2,5 miliardi. Cifra
cui è da aggiungere il premio di maggioranza, minimo un 10%, che si ha in caso
di cessione della partecipazione e che per le Popolari dovrebbero essere
divisi tra tutti gli azionisti, mancando, per spirito mutualistico, un
azionista di maggioranza.

Finora non è stato così. Il titolo della Banca popolare di Lodi,
capitalizzando poco meno di 2,4 miliardi di euro, quota quanto la somma delle
sue due controllate. Quindi, è come se si fosse verificata una modifica
dell’oggetto sociale, perché l’attività bancaria tradizionale è valutata
negativamente, mentre tutto il valore aziendale è nelle partecipazioni, come
accade per le holding. Il flottante delle due controllate è scarso e
favorisce tensioni e manovre sui prezzi.

Altro elemento importante è la
natura di Popolare della controllante, che non essendo soggetta a scalate, se
non con sistemi complicati, scoraggia investimenti nella capogruppo.
Oppure l’euforia è dovuta al fatto che il mercato scommette su un’imminente
cessione di una o di entrambe le controllate per fare fronte ai problemi
(Parmalat, Cirio e altri) che la capogruppo rischia di avere a breve.

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