PERCHE’ IL DOLLARO E’ DESTINATO A RIVALUTARSI CONTRO L’EURO

9 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – La stragrande maggioranza degli economisti prevede una netta flessione del dollaro statunitense nel prossimo futuro. L’abbassamento del cambio euro/dollaro a partire dall’estate 2008 dal livello di 1,60 a 1,30 sarebbe a loro avviso una reazione temporanea e fisiologica alla grande cavalcata della moneta europea da 0,83 a 1,60 avvenuta nell’arco di oltre sei anni e cioè dal 2002 alla metà del 2008.

Del resto la moneta americana ha un passato di moneta debole contro le maggiori valute del nostro Continente. All’inizio degli anni 1970 un dollaro valeva 4 marchi e una lunga scivolata, interrotta solo da poche e brevi riprese, l’ha portato a valere (fatte le debite proporzioni con l’euro) circa 1,30.

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Inoltre, la generalità degli economisti sottolinea altri fattori di debolezza della moneta americana, come il grande deficit della bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti, che non sembra congiunturale, ma addirittura strutturale, e la tendenza della Fed di mantenere i tassi di interesse al di sotto di quelli prevalenti in Europa. Milita, infine, a favore dell’indebolimento del dollaro il rischio che il medesimo perda lo status di moneta di riserva che comporta il suo uso da parte delle banche centrali di tutto il mondo nella denominazione dei loro crediti sull’estero.

Nonostante queste ragioni e l’autorevolezza di coloro che prevedono un ribasso, io sono convinto che il dollaro si rafforzerà e di molto e il motivo risiede soprattutto nella grandissima crisi economica che stiamo attraversando e che ha scompaginato le cose.

Oggi, a mio avviso, i Paesi principali si dividono in 3 gruppi. Il primo è formato da un Paese solo, gli Stati Uniti che, nonostante tutte le dichiarazioni in contrario rilanciate dai media, godono e continueranno a godere dello status di riserva della propria moneta e cioè del privilegio straordinario di pagare i debiti con la moneta che essi stessi creano.

Washington, cioè, quando si trova in una situazione di difficoltà, come adesso, può fare ricorso all’espansione della base monetaria ottenendo credito senza limite, sia all’interno del Paese, sia all’estero attraverso la funzione rivestita dal dollaro internazionalmente. Le banche centrali degli altri Paesi spesso protestano e minacciano di non acquistare più dollari, ma di fatto non sono in grado di trovare un’alternativa valida per denominare le proprie riserve di liquidità internazionale. Si parla di Bretton Woods 2, di rimonetizzazione dell’oro e qualcosa probabilmente si farà in questa direzione, ma il dollaro è il re delle riserve ed è destinato a rimanerlo chissà per quanto tempo.

Nel secondo gruppo vi sono altri Paesi che dispongono di una banca centrale a livello nazionale, come la Gran Bretagna, il Giappone, la Svezia, la Svizzera, etc. Anche il Tesoro di questi Paesi può ottenere credito senza limiti, ma solo a livello nazionale. La sterlina, lo yen, la corona svedese, il franco svizzero non sono monete di riserva e non consentono ai governi di quei Paesi lo stesso potere monetario degli USA.

E poi vi sono i Paesi dell’Eurozona. Il Tesoro di questi Paesi non può godere dell’appoggio della Bce. In una situazione normale questa impossibilità della Bce di esercitare la politica del debito pubblico potrebbe essere considerata come un fatto positivo per la stabilità dell’euro non soggetto agli eventuali capricci della politica.

Ma in condizioni eccezionali come quelle presenti le cose vanno diversamente. In altre parole: la Bce non è soggetta ne’ all’obbligo di finanziare il Tesoro (il cosiddetto “matrimonio”), ne’ dispone del diritto di finanziarlo solo se lo desidera (il cosiddetto “divorzio”). Per la Bce l’obbligo è tout court quello di non finanziare gli Stati. Sono tre gradi diversi di rapporto banca centrale/Tesoro ma, a mio avviso, l’unico coerente con la gravità della crisi economica è il primo. Per questo io sono prudentemente ottimista sugli Stati Uniti e pessimista sull’Europa e specialmente su Eurolandia, dove alcuni Paesi, purtroppo, sperimenteranno che, senza la ciambella di salvataggio della banca centrale, è ben difficile restare a galla. Con conseguente grande rialzo della moneta USA e grande ribasso per l’euro.

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