Perché i mercati azionari continuano a salire? Durerà?

18 Ottobre 2017, di Daniele Chicca

Negli Stati Uniti il Dow Jones ha raggiunto l’ennesimo record, chiudendo a 23.000 punti la seduta della vigilia. L’indice delle blue chip è adesso al rialzo di circa il 25% da quando Donald Trump è stato eletto, lo scorso novembre; tuttavia, secondo lo strategist Mati Greenspan di eToro “non possiamo affermare che il rally sia da attribuire alla sua amministrazione. Le correlazioni, infatti, non sempre indicano dei rapporti di causa”.

Di certo l’elezione di Trump ha avuto l’effetto di svegliare i mercati da un profondo sonno, risultato nei movimenti quasi impercettibili registrati tra il 2014 e il 2016; e comunque, se guardiamo con maggiore attenzione, osserveremo che dai minimi raggiunti durante il crollo del 2008 i mercati hanno riguadagnato il 228%. Molti analisti concordano nell’affermare che i guadagni sono ai massimi, e il sentiment degli investitori rimane rialzista nei confronti dell’azionario”.

Se si guarda alle serie storiche dei prezzi di Borsa, si capisce che bisogna però prestare estrema attenzione. Tutti i rapporti di P/E – ossia che mettono in correlazione i prezzi dei titoli azionari con le stime sugli utili delle aziende quotate rispettive – tra cui quello misurato dal premio Nobel Robert Shiller, dicono che il valore degli asset dei mercati azionari sono decisamente sopravvalutati, come non mai.

Intanto in Cina si è aperto il Congresso Nazionale del partito comunista in Cina, che si tiene ogni cinque anni. L’uomo più potente al mondo è appena diventato ancora più potente“, sottolinea Greenspan. “Il Presidente Xi ha tenuto un eloquente discorso di circa tre ore, sottolineando l’importanza della globalizzazione e del ruolo della leadership cinese nel prossimo futuro. La reazione dei mercati finanziari asiatici è stata piuttosto attenuata, considerata anche la recente crescita dei mercati a livello globale”.

Ma perché i mercati azionari sono così positivi da tanto tempo? si chiede sempre il market analyst. Le ragioni sono molto semplici: “in primo luogo, vi è un’alta quantità di liquidità pronta a essere investita, che deriva dal denaro che le banche centrali hanno immesso nel mercato negli ultimi dieci anni. I tassi sono ancora molto bassi, e ciò consente alle società di investimento di prendere in prestito denaro più facilmente e immetterlo nel mercato azionario. Il rally rappresenta inoltre una ghiotta opportunità di investimento per i gestori di portafoglio. E ciò potrebbe andare avanti ancora per un po’”.

Dopo gli incredibili picchi registrati nell’ultimo fine settimana, secondo eToro “è ragionevole osservare una lieve marcia indietro del mercato delle criptovalute. In particolare, con riguardo al Bitcoin, è da capire da dove provenga la spinta all’acquisto: oltre alle motivazioni ideologiche e una possibile “rivoluzione” dei mercati finanziari, un fattore che ha influenzato il trend rialzista è sicuramente la legalizzazione della moneta virtuale da parte del Giappone, lo scorso aprile”. Secondo alcune stime, il 60% dei Bitcoin proviene da lì, il 25% dagli Usa e il 9% dalla Corea del Sud. “L’attenzione è ora puntata su altri Paesi che potrebbero convergere presto verso l’adozione del Bitcoin, tra cui Russia e Australia”.

L'incredibile costanza della corsa del Dow Jones dall'elezione di Trump in avanti