PERCHE’ E’ FINITO
IL TEMPO DEL TORO

13 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Molti si sono chiesti se la rottura della bolla speculativa sul mercato azionario di New York e sugli altri principali mercati occidentali, che si è verificata nel periodo marzo 2000/marzo 2003, è stata l’equivalente del crac borsistico del periodo 1929 – 1932, il quale fra alti e bassi è durato per tutti gli anni ’30.

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Nel tentativo di rispondere a questa domanda gli analisti e gli investitori si sono divisi in ribassisti e rialzisti, pessimisti e ottimisti, Orsi e Tori.

I primi hanno ritenuto che il mondo occidentale, a partire dall’inizio del nuovo secolo, sia stato investito da una crisi economica strutturale, o almeno da un ciclo lungo negativo. Dopo i minimi dei corsi azionari toccati nel marzo 2003 e la conseguente debole ripresa dei prezzi delle azioni, si sarebbe dovuto assistere ad una nuova lunga flessione dei medesimi, almeno fino al 2007 e magari anche per tutto il decennio.

Gli ottimisti, i rialzisti, i Tori prevedevano una nuova crescita dell’economia e del mercato azionario dopo la primavera 2003. Già nel giugno di quell’anno ripetevano con forza il loro consiglio di acquistare azioni.
Gli Orsi, invece, diventavano sempre più pessimisti e parlavano di dissesto economico e dell’esistenza di chiari segni circa il fatto che l’economia statunitense stava per sprofondare in un’altra grave recessione (connessa anche con il deficit della bilancia dei pagamenti correnti, con il deficit pubblico e con l’enorme indebitamento dei consumatori).

Nonostante la sensatezza di queste argomentazioni, chi ha avuto ragione finora sono stati gli ottimisti. Già nel giugno 2003 i prezzi dei titoli delle società del Dow Jones erano saliti del 10% rispetto ai minimi di marzo (7450) e il rialzo sembrava destinato a proseguire almeno fino alla fine dell’anno, portandosi a cavallo del livello 10.000. In realtà la corsa dei prezzi è continuata, sicché al termine di febbraio 2004 il Dow Jones si trovava intorno a 10.700. Si è iniziata a questo punto una fase contrastata che ha interessato la primavera, l’estate e l’autunno del 2004, con movimenti rapidi e violenti di 500 – 600 punti del Dow al ribasso o al rialzo.
La stessa configurazione dei corsi è proseguita nel 2005, con repentini spunti rialzisti e ribassisti nell’intervallo 10.000 – 11.000 del Dow Jones e 1140 – 1290 dello Standard and Poor’s.

Questo scenario “toro” che si è manifestato nella seconda parte del 2003, nel 2004, nel 2005 ed è continuato nel gennaio 2006 è però in definitiva modesto e non è suscettibile di sbloccarsi verso l’alto. Troppi sono i problemi e gli ostacoli che si parano dinnanzi ad una durevole e sostenuta ripresa dell’economia e della borsa americane.

Enumeriamone qualcuno: gli errori dell’Amministrazione Bush sul fronte interno ed internazionale, il rischio di attentati terroristici su vasta scala, la possibilità di epidemie tipo Sars o influenza aviaria, la sfiducia nelle monete create ad libitum dalle banche centrali (nel 2004 la sfiducia ha colpito il dollaro, nel 2005 l’euro e lo yen: di fatto di questa sfiducia nella moneta finanziaria creata dalle banche centrali è beneficiario l’oro).

Appare sempre più chiaro, quindi, che i problemi strutturali dell’economia americana e di quelle dei principali Paesi occidentali saranno affrontati solo dopo una nuova crisi economica e un nuovo crollo dei mercati azionari previsto come imminente da numerosi indicatori matematici. Inoltre nel 2007/2008 si avrà il minimo di un ciclo venticinquennale molto regolare sulla borsa di New York che si verifica da oltre un secolo (1882 – 1907 – 1932 – 1957 – 1982 – 2007).

A mio avviso è evidente che la modesta seconda bolla speculativa di borsa 2003/2005 sta terminando proprio in questi giorni. Ci si trova ora in un’area in cui occorre essere venditori. Infatti, al livello di 11.000 del Dow Jones e di 1290 dello Standard and Poor’s tutto ciò che un rialzista può sperare è un’ulteriore, stentata salita dei prezzi di pochi punti in percentuale, mentre ciò che gli indici menzionati possono perdere nei prossimi 18/24 mesi è almeno pari al 50%.

Il mercato è intelligente e ingannatore. Negli anni Trenta il Dow Jones ha subito un crollo da 389 a 41 in circa 40 mesi e poi è rimasto debole per anni.
In questo decennio, dopo il crollo marzo 2000 / marzo 2003, il mercato azionario ha creato, invece, una seconda bolla rialzista modesta, una sorta di bull market in miniatura, ma sufficiente a danneggiare gli Orsi che pensavano ad una continua scivolata. Ora potrebbe colpire i Tori che, resi avidi dal presente (e peraltro stentato) rialzo, si sono entusiasmati e non si accorgono che il loro tempo è scaduto e vivranno nel 2006 e nel 2007 una vera Katrina delle borse.

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