PERCHE’ E’ FALLITA LA POLITICA IMPERIALE

23 Agosto 2003, di Redazione Wall Street Italia

Vogliamo fare un bilancio della guerra continua proclamata dall´amministrazione Bush e appoggiata toto corde dal governo Berlusconi e dai suoi cortigiani?

L´occupazione militare dell´Iraq sta subendo la stessa fallimentare sorte di quella dell´Afghanistan. Il presidio dell´intero territorio è impossibile, la guerriglia non è soffocabile, il ricorso a un intervento internazionale fino a ieri irriso dalla superpotenza è cercato in ritardo e con modi autoritari, vedi la promozione dei fidati polacchi a responsabili del settore nord, e noi gli italiani del cavaliere amico di Bush ai loro ordini. Il tutto tenuto assieme da menzogne pietose.

Non siamo nel Medio Oriente per una missione di pace come si è detto e giurato, ma per una partecipazione alla guerra inutile e furbastra: per non allarmare la pubblica opinione i nostri soldati vengono impegnati per un periodo cortissimo di 40 giorni insufficiente anche per una semplice ricognizione del territorio, non fai in tempo a capire che ci fanno in Afghanistan gli alpini della taurinense e sono già sostituiti dai paracadutisti della Folgore. Non abbiamo una grande tradizione militare, ma è penoso che si vadano a mendicare gli elogi del padrone del tipo: “Il comando americano apprezza molto il contributo dato dai nostri carabinieri”.

Non era questa la guerra per la democrazia? Pare che nei due paesi occupati la democrazia non la voglia nessuno. Non la vogliono in Iraq i baatisti seguaci di Saddam Hussein che le preferiscono questo satrapo che ha ucciso due milioni di concittadini, non la vogliono gli sciiti che preferiscono obbedire ai loro mullah, non la vuole la borghesia ricca di Baghdad che ha già ripreso i suoi buoni affari e meno che mai la vuole la burocrazia ministeriale del petrolio e della ricostruzione che non vuole controlli.

Anche la guerra per il petrolio non sembra una gran riuscita: gli oleodotti sono facilmente vulnerabili, i trasporti costosi e incerti, il prezzo dell´oro nero in continuo aumento.

Ma, si è detto e ripetuto, l´intervento americano ha avuto un benefico effetto sulla distensione nella zona e ha aperto la strada della pacificazione fra Israele e i palestinesi.

Forse a una tregua fra due avversari stremati, ma non a una pace duratura. I muri, come si è visto in Germania, non reggono a lungo; la voglia del più forte di imporre la sua pace non scompare; a progetti terroristici degli uni si oppongono gli estremismi di altri, come quelli della Fiamma Nirestein che organizza lo Jewish pride e grida: “Se sei prevenuto contro Israele, sei contro gli ebrei. E allora io ebrea userò la mia arma migliore: non ti permetterò più di piangere i morti dell´Olocausto assieme a me”. E un settimanale italiano pubblica queste affermazioni.

L´occupazione dell´Iraq e dell´Afghanistan ha dato un colpo mortale alle teorie dell´imperialismo americano più rozzo, ha distrutto il suo dogma, l´ordine mondiale basato sulla forza militare.

Il Pentagono ha dovuto prendere atto che le forze americane dislocate nell´universo mondo non sono sufficienti a dominarlo e rappresentano un peso economico e civile che neppure il paese più ricco del pianeta può permettersi.

Alla luce del fallimento nel Medio Oriente appaiono più maniacali che discutibili i progetti di marcia verso l´Oriente estremo. Che ci faccia in questo azzardo neo colonialista il nostro paese è incomprensibile. Il ruolo del nostro Tartarino sarebbe comico se non fosse irresponsabile. L´unico risultato concreto del suo attivismo servile è che le centrali del terrorismo ci hanno iscritto fra i prossimi obiettivi. La buffonata potrebbe finire in tragedia.

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