PER QUANTO ANCORA SARA’ IDILLIACO INVESTIRE IN BORSA?

23 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

*Financial Trend Analysis e’ una societa’ che opera nel settore dell’Analisi Tecnica. Le analisi di borsa qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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(WSI) – A dicembre la Banca Centrale Europea ha dato inizio a quello che potrebbe essere un ciclo di graduali aumenti dei tassi di interesse di Eurolandia. La maggioranza degli osservatori si aspetta che il percorso appena iniziato possa portare ad avere un tasso sui rifinanziamenti del 3% entro l’anno in corso, il che significherebbe, ipotizzando l’inflazione al 2,3% circa, tassi reali inferiori all’1%.

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Difficile pensare che in un contesto di questo tipo, se effettivamente come ormai tutti sembrano credere la fase più salda della ripresa economica è effettivamente in atto anche nei paesi europei come già lo è stata negli States nel 2005, crescita economica e consumi possano risentire più di tanto di moderati aumenti dei tassi. Se queste aspettative di dimostreranno corrette e se non interverranno nuovi elementi di tensione a livello geopolitico (leggi un inasprimento della contrapposizione tra mondo occidentale ed Iran) è lecito ipotizzare che i paesi dell’area euro, ma più in generale tutti i paesi che gravitano intorno a quest’area, quindi anche le economie che si affacciano sul Mediterraneo, come Israele o la Turchia, oppure la Russia, possano ben figurare in termini borsistici nel corso dei prossimi mesi.

Osservando i risultati ottenuti dai principali indici europei o assimilabili nel corso delle ultime 100 sedute (5 mesi circa) si nota come le performance siano state in generale molto positive (con Russia, Turchia ed Israele capaci di crescere tra il 25% ed il 70% circa in 100 sedute, Spagna, Italia, Inghilterra ed Ungheria, gli indici meno rapidi nell’incremento di valore, tra il 7 ed il 10%), ed in ogni caso come non si siano registrati risultati negativi.

Una situazione così idilliaca, dove il risparmiatore guadagna sempre più del tasso di inflazione indipendentemente dalla allocazione geografica scelta, potrebbe non continuare, ma in ogni caso è realtà incoraggiante sulla quale basare le proprie scelte di investimento. Tra gli indici presi in considerazioni ve ne sono alcuni che meritano, per l’impostazione tecnica mostrata recentemente, di essere studiati in dettaglio. La cinquina più promettente (su un totale di 16 listini messi sotto osservazione) è rappresentata da Turchia, Russia, Italia, Ungheria ed Irlanda.

Le posizioni di rincalzo sono occupate da Svizzera, Spagna e Grecia mentre le in fondo alla lista dei migliori trend grafici si collocano la borsa di Oslo, quella di Israele, quella ceca, la francese e quella belga. L’ ISE, Istanbul National-100 index, dopo aver testato nel marzo 2004 i massimi del gennaio 2000 in area 20560 ed averli superati definitivamente a settembre del 2004 è salito negli ultimi mesi fino a quota 42400 circa, mettendo in mostra una capacità di apprezzamento sconosciuta rispetto a quella degli altri più maturi stati europei.

L’irripidimento della curva di crescita negli ultimi mesi potrebbe comportare l’avvio di correzioni, volte a riavvicinare i prezzi alla media mobile a 100 sedute, ora passante in area 35000, tuttavia il trend rialzista dell’indice appare saldo ed eventuali flessioni dovrebbero essere interpretate come nuove opportunità di ingresso piuttosto che segnali preoccupanti. Il target atteso a medio termine si colloca in area 45000 almeno, raggiungibile entro la prima metà del 2006 a patte che le previste flessioni rispettino i 35000 punti. Considerazioni molto simili si possono avanzare anche per il Moscow Times index, salito nel corso del 2005 da quota 7500 fino a toccare i 14700 punti (massimo poi ritoccato nelle prime sedute dell’anno). I prezzi negli ultimi mesi sono saliti seguendo un tracciato forse troppo inclinato per essere sostenibile nel lungo termine, tuttavia eventuali flessioni dovrebbero accontentarsi di rivedere i 13000 punti, area di transito della media a 100 giorni, mentre nel medio termine il target, calcolato in base al metodo delle onde di Elliott, si pone in area 19700 punti.

Il quadro grafico relativo all’indice S&PMib è decisamente diverso: i prezzi sono ancora lontani dal raggiungere i massimi del 2000, in area 50000 punti, ma hanno comunque saputo superare con forza, dopo un primo tentativo fallito a settembre 2005, la resistenza rappresentata in area 35000 dal 50% di ritracciamento del ribasso dal massimo storico.

Area 35000 diventa ora una base presumibilmente in grado di assorbire ogni tentativo di correzione, mentre il prossimo target si sposta sui 40000 punti, 2/3 di ritracciamento della discesa da area 50000. L’indice della borsa ungherese ha invece forse anticipato quello che potrebbe essere il comportamento degli indici descritti in precedenza: dopo aver toccato un nuovo massimo storico a settembre 2005 in area 23850 (a gennaio 2005 l’indice valeva 14650 circa) i prezzi hanno avviato una correzione, riportandosi in area 19450, ritracciando così il 50% circa di quanto guadagnato da maggio.

La correzione potrebbe non essere ancora terminata (in termini di onde di Elliott sembrerebbero essersi sviluppati solo i primi 2/3 della sequenza correttiva classica), ma il supporto di area 18000/18500 sembra in grado di contenere eventuali futuri approfondimenti. A medio termine il target può essere individuato intorno ai 28500 punti. L’indice dell’Irish Stock Exchange ha impiegato buona parte del 2005 per avere definitivamente ragione dei massimi del giugno 2001 in area 6500, per poi staccarsi definitivamente dalla resistenza nel corso dell’ultimo bimestre del 2005 e giungere in area 7500. Il rialzo in corso sembra in grado di proseguire, con target inizialmente sugli 8000 punti ed in ottica temporale più estesa fino a 9500. Non sono attese grosse correzioni, se non una possibile fase di assestamento in area 7000 punti, dal momento che i prezzi dovrebbero aver già smaltito nel corso del 2005 l’ipercomprato accumulato in precedenza.

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