Per ancora 2-3 anni Borsa farà meglio del resto dei mercati

18 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Bene, ora lo sappiamo. Il più grande artista vivente (misurato in dollari) è Jeff Koons. Il suo Baloon Dog (Orange) è stato venduto nell’ultima asta di Christie’s per 58.4 milioni di dollari, una cifra che sembra spropositata ma che equivale al disavanzo pubblico che l’Italia produce ogni otto ore. Nemmeno Fidia o Michelangelo, ai tempi loro, furono mai valutati così tanto da vivi. Ne possiamo concludere che Koons è il più grande artista vivente di tutti i tempi.

A modo suo Koons è un personaggio molto interessante. Ha l’aspetto di un banchiere di Wall Street e nella sua foto ufficiale ha la cravatta, la camicia bianca e i capelli corti, rari tra gli artisti. Ha anche avuto un consulente d’immagine. Anni fa ha sposato Ilona Staller. L’aveva vista fotografata su una rivista europea e aveva preso immediatamente l’aereo per venire ad assistere a una sua performance a Roma. Koons ne rimase affascinato e si propose. Ne nacque una serie di sculture, Made in Heaven, che a un occhio poco allenato potrebbero anche apparire piuttosto discutibili.

Koons è definito dai critici di buona volontà come post-Pop. È dunque figlio della Pop Art, a sua volta discendente dal Dada. Dall’orinatoio di Duchamp (oggi al Moma) si passa alle bottiglie di Coca Cola di Andy Warhol (57.2 milioni di dollari alla stessa asta di Christie’s) e si arriva diritti alla serie New Equilibrium di Koons, che studia differenti allineamenti di aspirapolvere, disposti ora in circolo, ora in fila, ora uno sopra l’altro. Il filo rosso che lega queste esperienze è la riproposizione di oggetti della vita quotidiana rimossi dal loro contesto e quindi visti con altri occhi e con un effetto di straniamento. A ogni passaggio generazionale, tuttavia, la virulenza iniziale si stempera, per poi sparire del tutto.

Il Dada nasce nel 1916 in piena guerra. Ha una forte carica di ribellione radicale e prepolitica. Vuole essere anti-arte e anti-senso. L’orinatoio di Duchamp è del 1917. Lo volevamo gettare in faccia al pubblico, scriverà mezzo secolo più tardi il dadaista Richter, volevamo sfidare la gente e oggi vediamo invece che lo stesso oggetto viene visto addirittura come esteticamente piacevole. Nella Pop Art la carica violenta si degrada in semplice ironia o, al massimo, in un educato e composto pensiero critico.

Alla rivista Life, che nel 1964 lo definisce il peggior artista di tutti i tempi, Roy Lichtenstein risponde che più i suoi lavori sono simili agli oggetti originali più sono minacciosi e critici. Nessuno, però, si sente davvero molto minacciato dai suoi fumetti. Sarà forse più inquietante, qualche anno più tardi, Andy Warhol, ma più per i tratti della sua personalità di devoto cattolico e perverso polimorfo che per le sue zuppe Campbell e i suoi multipli di Marilyn Monroe. Con Koons la perdita di carica ideologica diventa praticamente completa. Il severo messaggio situazionista di Guy Debord, la società dello spettacolo che feticizza la merce e omologa e aliena le persone, diventa in Koons lo sguazzare apparentemente felice e spensierato ai confini del Kitsch insieme alla Staller ieri e a Lady Gaga oggi.

I suoi cuccioli e maialini di porcellana da edicola della stazione sono talmente disorientanti da fare pensare a qualche inevitabile messaggio nascosto, ma sarebbe l’autore stesso, con una frase forse apocrifa che gli viene spesso attribuita, a negare questa possibilità. Un osservatore, avrebbe detto Koons, potrebbe vedere ironia nelle mie opere, ma io non ne vedo affatto. In quel grande spettacolo che sarà la bolla azionaria che (probabilmente) verrà vedremo convivere diverse tipologie umane. Ci saranno i critici severi, obbligati a tenere azioni per non perdere terreno rispetto ai benchmark ma in cuor loro odiatori del rialzo. Ci saranno i compratori distaccati e ironici, quelli che saranno perfettamente consapevoli della bolla ma ci staranno dentro perché è sbagliato andare controcorrente, perché si possono comunque fare soldi e perché capiranno in tempo quando sarà il momento di uscire. E poi ci saranno quelli che non si faranno troppi problemi e sguazzeranno felici, spensierati e inconsapevoli nel rialzo, privilegiando naturalmente i titoli più Kitsch, alcuni dei quali già da tempo partiti per la tangente.

L’asta di Christie’s ha valutato tutti generosamente, dalla blue chip di Francis Bacon (142 milioni) alla growth stock di Warhol al difensivo De Kooning (27 milioni) fino a Koons, le cui quotazioni così volatili fanno pensare a un titolo speculativo. Tutti gli stili di investimento nell’arte sono in questa fase premiati o, nel caso peggiore, sono semplicemente lasciati da parte senza per questo perdere di valore. Lo stesso avverrà per l’azionario. Non sappiamo quanto potrà salire nei prossimi due-tre anni. Può anche darsi che non salga molto, ma è comunque difficile che scenda in modo duraturo. È questa asimmetria che continuerà a renderlo molto interessante.

Ray Dalio, uno dei migliori gestori, sostiene che nei prossimi dieci anni l’azionario renderà il 4 per cento all’anno. Larry Fink di Blackrock dice che se il mondo crescerà del 4 per cento l’anno (non lontano dal livello attuale) le azioni renderanno il 7 per cento. Nel clima eccitato della fase attuale queste cifre possono non sembrare così interessanti, ma è difficile credere che i bond e il cash faranno di meglio. Siamo anche dell’idea che le performance di borsa saranno più alte nei prossimi due-tre anni, salvo poi consolidare nel periodo successivo.

Ricordiamo poi che è scorretto definire le borse nel loro complesso come già ora sopravvalutate. Ci sono infatti settori e titoli cari che convivono con i comparti ciclici ancora a buon mercato. Nei giorni scorsi è stato chiesto a James Bullard, un autorevole membro del Fomc di scuola monetarista, se le borse sono in bolla. La risposta è stata convintamente negativa. È stato chiesto subito dopo se sono per caso i bond a essere in bolla. Ecco una bella domanda, ha risposto Bullard. Parliamo sempre più spesso di bolla azionaria perché le borse salgono tutti i giorni. Non parliamo più di bolla obbligazionaria perché i bond si sono stabilizzati. Come i rettili, vediamo e temiamo il movimento e ignoriamo quello che rimane fermo. In realtà, nonostante il forte rialzo, le azioni sono tuttora molto meno care dei bond e hanno quindi un ulteriore spazio di recupero, quanto meno in termini relativi. Ed Yardeni, un osservatore brillante dell’economia e dei mercati, dice che siamo passati da un 2009 in cui, rooseveltianamente, l’unica cosa di cui avere paura era la paura stessa a un 2013 in cui bisogna cominciare ad avere paura della mancanza di paura. Nonostante questo, Yardeni considera irresistibile la combinazione di crescita in accelerazione e politica monetaria ultraespansiva e ipotizza un rialzo esplosivo, un meltup. Non siamo molto d’accordo.

Nel mercato attuale ci sono dei meccanismi di autoregolazione per cui un dato negativo è letto positivamente (niente tapering), mentre un dato macro positivo riapre la questione degli acquisti di titoli da parte della Fed. Da gennaio in avanti, d’altra parte, il dibattito politico riprenderà a Washington con le consuete incognite. Se l’indice SP 500 supererà 1800 saremo più portati a suggerire qualche realizzo che a proporre ulteriori acquisti. Tutto fa però pensare che, salvo sorprese esogene, alla fine dell’anno prossimo le borse saranno sopra i livelli attuali. Per questo pensiamo che tutte le tipologie di investitori (odiatori del rialzo, disincantati, critici, ironici e spensierati) faranno bene a mantenere una buona parte delle loro posizioni anche quando sembrerà profilarsi una inevitabile correzione.

Con una postilla per gli spensierati. Facciano attenzione, perché le azioni da casinò, come stiamo vedendo in questi giorni, possono scendere bruscamente anche durante un bull market generale. E non dimentichino che quando il bull market finisce e la tendenza si inverte, i Monet o i Kandinsky si difendono meglio dei Koons. Ci sarà, fra cent’anni, un compratore di Koons?

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*Questo documento e’ stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist Kairos Partners SGR. ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.