Pechino ancora affamata di Treasury. L’America (per ora) è salva

16 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

Per ora gli Stati Uniti – stando almeno ai dati di aprile – possono stare tranquilli e permettersi quasi di guardare alla crisi dei debiti europei con una sorta di distacco: per loro, la resa dei conti non è infatti ancora arrivata. Merito, a quanto pare, ancora dei cinesi.

Contrariamente agli alert ventilati da qualche gufo nei mesi scorsi, la Cina continua infatti ad andare avanti nel suo ben noto shopping di Treasury americani.

E il caso è segnalato da un articolo di Cnnmoney, che non senza ironia chiede, riferendosi poi anche al maggiore acquisto – relativo appunto al mese di aprile – di titoli di stato Usa da parte di paesi come il Giappone e il Regno Unito: “Ma cosa vi aspettavate che avrebbero comprato? Euro?”.

La si può pensare come si vuole, ma la verità arriva come sempre dai numeri; nel mese di aprile, la Cina ha aumentato le sue posizioni in Treasury di 5 miliardi di dollari, arrivando a un valore complessivo superiore ai 900 miliardi di dollari.

Il paese del dragone ha così incrementato per il secondo mese consecutivo i propri investimenti in titoli di stato Usa: si tratta di un fatto rilevante, se si considera che per i quattro mesi precedenti la “fame” cinese di Treasury si era smorzata.

Per la prima volta dal novembre dello scorso anno, inoltre, l’ammontare di Treasury che la Cina detiene – il paese è il primo creditore mondiale degli Stati Uniti – è risalito al di sopra della soglia di 900 miliardi di dollari.

“La Cina ha in questo momento un’attitudine del tutto nuova verso gli Stati Uniti, visto che non è affatto preoccupata di detenere dollari o titoli di stato”, ha confermato in un’intervista a Cnnmoney Robert Smith, presidente della società di gestione newyorchese Smith Affiliated Capital.

E di certo i Treasury hanno beneficiato in generale della crisi europea e della mancanza di fiducia che si è abbattuta sull’euro, come ha fatto notare anche Nancy Vanden Houten, analista senior di Stone & McCarthy Research Associates, società di ricerca sull’economia e sul reddito fisso con sede a Princeton, nel New Jersey.

La stessa Houten ritiene che, “con i timori sulla Grecia e sull’Europa che hanno toccato il picco nel mese di maggio, è probabile che i paesi stranieri abbiano continuato ad acquistare più titoli di stato americani anche lo scorso mese”.

Insomma, al momento la domanda per i Treasury rimane piuttosto solida, nonostante la corsa ai titoli di stato si sia tradotta in una riduzione dei rendimenti, che al momento viaggiano a livelli piuttosto bassi. Il rendimento sul titolo di stato a 10 anni, per esempio, oscilla al momento attorno al 3,25%.

Tra l’altro, visto che è molto probabile che la Fed manterà i tassi sui fed funds fermi per il prossimo futuro, non ci sono presupposti che lasciano pensare che i rendimenti sui titoli di stato a lunga scadenza punteranno con decisione verso l’alto.

Sta di fatto che il successo dei Treasury si spiega come il successo di una alternativa: l’euro infatti non coinvince da parecchio e dunque, per i cinesi e anche per gli altri investitori globali, tra euro e Treasury, la scelta è – per ora -sui secondi.

Per ora, comunque, visto che qualche segnale incoraggiante interessa anche l’euro: un sondaggio che è stato messo a punto da BoA-Merrill Lynch e che dimostra come il numero degli speculatori che attaccano da mesi la moneta unica è sceso molto, proprio dallo scorso maggio.