PATTI CHIARI?
MA PER FAVORE!

25 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

A un osservatore esperto il progetto Patti Chiari, con cui le banche italiane vorrebbero riconquistare la fiducia dei propri clienti, dopo una serie di gravi infortuni (Argentina, Cirio, For You ecc.), risulta di dubbia efficacia.

Sorvoliamo sulla prima puntata dell’iniziativa con l’obiettivo, davvero modesto, di segnalare il Bancomat più vicino. Senz’altro più significativa è la seconda, intitolata «Obbligazioni a basso rischio e a basso rendimento». Peccato però che le assurdità, le carenze e gli errori d’impostazione siano tali e tanti che non si sa dove cominciare e ancor meno quando finire. Per motivi di spazio mi limiterò ai più gravi, rinviando per maggiori approfondimenti alla mia pagina web all’Università di Torino (www.beppescienza.it).

Uno schiaffo alla Borsa e alla Consob. Pur con vari limiti Piazza Affari, in sintonia con l’organo di controllo, cerca di rendere più trasparente il mercato mobiliare italiano inserendo nel listino il maggior numero di titoli. Cosa fa invece Patti Chiari? Delle 66 obbligazioni italiane che consiglia 63 sono quotate a Lussemburgo, 2 a Londra e una sola nella borsa italiana, dove per altro sono trattate oltre 400 emissioni.

Imi 7,1% 2006. Questo è l’unico prestito, non dello stato, quotato in Italia e compreso nell’elenco nei circa 900 titoli di Patti Chiari. Perché non ce n’è nessuno altro dello stesso San Paolo Imi? Mistero. Perché nessuno della Banca Intesa? Eppure le sue sono obbligazioni a prova di bomba. È infatti totalmente escluso che fallisca visto che in tal caso andrebbe all’asta il 27% delle azioni della Banca d’Italia (!) che essa possiede. Il che è impensabile.

Titoli ballerini. L’elenco, disponibile su Internet nel sito www.pattichiari.it, comprenderebbe «solo i titoli più semplici e meno rischiosi per un risparmiatore italiano». Peccato che non sia vero. Manca il più sicuro titolo del Tesoro, ovvero il Btp 1,65% 1592003/08 indicizzato all’inflazione. In compenso fanno bella mostra di sé le americane Cit Group Inc. 5,5% 2005 che vantano oscillazioni degne di junk bond, ovvero titoli spazzatura.

Quanto poi a semplicità, io sarò rozzo ma non mi sembrano il colmo della semplicità le islandesi Kaupthing Bunadarbanki floater 2007 o le neozelandesi Fonterra CoOperative 5,25% 2007 e decine di altre emissioni simili. Viene il dubbio che siano stati messi nell’elenco i fondi di magazzino.

Trappole fiscali. La lista di Patti Chiari riporta due Buoni del Tesoro Poliennali (Btp), entrambi con rimborso il 12 20 06 e di per sé con lo stesso rendimento lordo, senza dire una cosa fondamentale per un risparmiatore privato. Infatti solo il Btp al 2,75% renderà comunque a scadenza circa il 2,1% netto, mentre ciò non vale per quello al 9,5%. Quota infatti intorno ai 114 euro e quindi bisogna che uno riesca a recuperare nel febbraio 2006 il credito d’imposta sulla perdita in conto capitale. Cosa tutt’altro che scontata.

Obbligazioni brevissime. Che senso ha proporre obbligazioni estere con meno di uno mese di vita? Attualmente il rendimento ottenibile per un periodo così breve è inferiore allo 0,10% e anche coi Bot è impossibile starci dentro. Perché allora a metà gennaio Patti Chiari consiglia titoli come le Bayerische Hypo und Vereinsbank 2,25% 12 20 04 quotate in Germania o le Natexis 8% 8 2 2004 quotate in Francia? Con titoli simili le commissioni per un privato si mangiano più degli interessi. Il che significa un’operazione in netta perdita (per l’investitore, ma ovviamente vantaggiosa per la banca).

In realtà è tutta l’impostazione che è sbagliata e questo è veramente preoccupante. Patti Chiari viene infatti presentato come «un progetto cui hanno aderito tutte le maggiori banche italiane e che ha richiesto tre anni di lavoro». Ma se una gravidanza di trentasei mesi partorisce questo prodotto così deficitario, allora è meglio che i dirigenti del San Paolo Imi, della Banca Intesa, della Banca Unicredit si occupino di altro. E una raddrizzata dovrebbero anche darsela quelle associazioni di consumatori che mettono i loro bollini di qualità su tali capolavori.

* Beppe Scienza e’ professore del Dipartimento di matematica dell’Università di Torino.