PATATRAC, SE GLI STATI UNITI FANNO SVANIRE IL DEFICIT

31 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – La riunione dei big della finanza mondiale a Davos s’è conclusa senza accordo sul tema dominante: lo squilibrio della bilancia corrente dei pagamenti degli Usa, oltre 600 miliardi di dollari su 11 mila di pil, circa il 6 per cento.

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Il dollaro regge perché finora i surplus che i paesi asiatici realizzano con l’export sono impiegati in investimenti in dollari. Il ministro delle Finanze indiano, Palaniappan Chidambaram, ha biasimato gli Stati Uniti, sostenendo che, in questo modo, essi succhiano denaro ai paesi in via di sviluppo, per alimentare i propri consumi. Ma il delegato del Tesoro americano, Tim Adams, ha osservato che non sarebbe difficile per gli Stati Uniti deprezzare il dollaro e far svanire rapidamente il deficit. Però ciò, comprimendo i consumi americani, getterebbe in depressione l’intera economia mondiale. Quindi – ha detto – quelli che criticano il nostro deficit devono chiarire ciò che realmente vogliono. La risposta più ovvia consisterebbe in un’espansione della domanda di consumi privati e pubblici dei paesi in surplus, per accrescere l’import, o in una rivalutazione del cambio della loro moneta, per cancellare l’eccesso d’export.

I cinesi, responsabili per i due terzi del deficit commerciale degli Usa, hanno presentato a Davos, per bocca di Zhou Xiaochuan, governatore della Banca centrale, una risposta deludente: la Cina non rivaluta lo yuan, però desidera ridurre l’accumulo di dollari, con l’espansione dei consumi. Ma le riforme di pensioni, sanità, istruzione che dovrebbero darvi luogo richiedono tempo. Del resto la Cina ha un pil eguale a quello italiano, ossia un ottavo di quello degli Usa. Non basta certo l’espansione dei suoi consumi a controbilanciare una riduzione di quelli americani. Il Giappone, con un pil di tre volte quello cinese, potrebbe fare di più. Ma per ora esce lentamente dalla depressione con l’export. Jean Claude Trichet, governatore della Banca centrale europea, ha detto che la faccenda non è affare nostro, perché la bilancia europea dei pagamenti è in pareggio. Ma lo squilibrio mondiale riguarda tutti. Questa risposta, da parte della seconda potenza economica del mondo, è troppo facile.

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