Partiti: zero spese ma vengono ricoperti di rimborsi d’oro

22 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Tempo – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Roma – Sono 67 tra partiti e movimenti vari. Alcuni hanno vinto, altri perso. Non conta. Solo per aver avuto liste alle ultime elezioni regionali e aver ottenuto una manciata di voti hanno conquistato i «rimborsi». In tutto, per le consultazioni del 28 e 29 maggio 2010, lo Stato ha assegnato alle forze politiche più di 74 milioni di euro, a fronte di spese accertate di poco meno di 63 milioni. È la Corte dei conti a metterlo nero su bianco nel «Referto ai presidenti dei Consigli regionali sui consuntivi delle spese e dei finanziamenti delle formazioni politiche».

Il documento, del 10 agosto scorso, chiarisce che i partiti che hanno partecipato alle elezioni del 2010 hanno presentato dichiarazioni di spesa (alcune anche mancanti di fatture o altri documenti) con cifre molto più contenute rispetto a quanto otterranno (per ora sono state erogate 2 rate su 5). In percentuale hanno avuto un guadagno del 117,9 per cento. Un affare. Non fosse altro per l’equivoco generato dalla parola «rimborsi».

È la legge ad essere così «generosa». Tanto che gli stessi magistrati contabili sottolineano che anche «nel caso in cui il soggetto politico, pur avendo preso parte alla campagna elettorale, affermi di non aver sostenuto spese né ottenuto finanziamenti oppure che le spese e i finanziamenti sono state sostenute o ottenute dai singoli candidati» il partito «deve, comunque, darne formale comunicazione, giacché, in base alla normativa vigente può sempre ottenere l’erogazione del contributo statale, mancando qualunque collegamento tra la spesa elettorale ed il relativo rimborso, determinato sulla base dei voti conseguiti».

Dunque anche i partiti che non hanno speso niente (67 in tutto) hanno i «rimborsi». Che dunque altro non sono che un finanziamento pubblico mascherato. Era il 1993 quando gli italiani votarono in massa un referendum proposto dai Radicali per togliere i soldi pubblici ai partiti. Il 90,3 per cento scelse di abolire il finanziamento. Ma, nel 1994, i soldi sono rientrati dalla finestra proprio sotto forma di rimborsi.

Tanto che, sempre secondo la Corte dei conti, dal ’94 a oggi i partiti hanno avuto più di 2 miliardi e 304 milioni di euro a fronte di spese dichiarate e accertate pari a 681 milioni e mezzo. Non è un caso che nelle considerazioni conclusive i magistrati contabili notino «una forte discrasia» tra quelli che chiamano «i cosiddetti rimborsi» e «le spese sostenute che risultano complessivamente inferiori all’ammontare, in taluni casi, anche della prima rata.

Ma non è tutto. La Corte dei conti, infatti, ha formulato 133 rilievi, «sia nei confronti delle formazioni regionali o provinciali che al livello nazionale». Infatti, fanno notare ancora i magistrati, «specie nei casi di partiti di grosse dimensioni, si è riscontrato che le spese vengono disposte e gestite a livello centrale, con successiva ripartizione in quote percentuali delle stesse alle varie regioni».

Ci sono anche casi più singolari: 21 partiti hanno presentato dichiarazioni sbagliate. In particolare, «in 14 casi la non regolarità riguarda somme per le quali, alla data di chiusura dei lavori, non era stata fornita la prova dell’avvenuto pagamento delle relative fatture». Volevano prendere prima i soldi dei rimborsi e dopo (c’è da sperarlo) pagare i conti. «In 6 casi la non regolarità è stata dichiarata per le voci di spesa inserite in consuntivo, ma assolutamente prive della relativa documentazione».

Ecco i soldi che hanno ottenuto, sempre per le ultime Regionali, alcuni partiti nel 2010 e nel 2011. Alleanza per l’Italia ha avuto finora 134.645,68 euro (anche se ha dichiarato di non aver speso niente). Stessa storia per Autonomia e Diritti, lista che appoggiava Loiero in Calabria, (289.215,06 euro), per Popolari Uniti (65.552,57 euro) e Sinistra Ecologia e Libertà – Pse (331.623,49 euro).

Andiamo ai movimenti più «pesanti». Sempre per le stesse consultazioni, il Pd ha avuto 20 milioni, oltre 6 milioni in più rispetto alle spese dichiarate. È andata peggio al Pdl, che ha ottenuto quasi 21 milioni di euro, «soltanto» 34 mila euro in più rispetto alle spese sostenute. Ha fatto bingo la Lega Nord. Ha dichiarato di avere avuto uscite per 4 milioni e mezzo di euro ma ha incassato 9 milioni e mezzo. Tutto regolare, lo prevede la legge sui «rimborsi», che pone il limite di spesa di 1 euro moltiplicato il numero dei cittadini residenti nelle circoscrizioni provinciali nelle quali il partito ha presentato le proprie liste. Si va dagli oltre 7 milioni e mezzo a disposizione dei partiti della Lombardia ai 569 mila euro di quelli della Basilicata, passando per i 4.722.155 del Lazio, i quasi 5 milioni della Campania e i circa 4 milioni del Veneto.

Copyright © Il Tempo. All rights reserved