Parole pesanti da Bernanke

22 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Bernanke ha parlato, e le sue parole – pesanti come macigni – non sono state ben tollerate dai mercati che quindi hanno assunto la veste del miglior Ivan Tomba dei tempi d’oro e hanno mostrato una discesa libera rapida e precisa. Il mondo FX è rimasto “pesante” tutto il giorno in attesa di Bernanke, ma le vendite si sono esacerbate quando il pessimismo (già espresso nello statement della Fed in precedenza) è stato espresso in prima persona. Il risultato? I supporti sull’azionario si sono sgretolati e sono tornati alla carica i flussi safe-haven nel dollaro USA. Comunque, le vendite nel UsdJpy e le discese nei rendimenti obbligazionari confermano che i trader non hanno colto positivamente il discorso di Bernanke. La prospettiva di una crescita debole ha infranto quella lieve sensazione inebriante di positivismo innescato dagli utili di Apple e Morgan Stanley.

Dunque il futuro dell’economia è “insolitamente incerto” e la Fed è pronta a reagire. Ieri abbiamo posto 3 domande chiave, oggi vediamo le risposte. L’economia USA è più in salute oppure no? Occupazione e inflazione sono le due chiavi della politica monetaria USA, quindi il fatto che il settore pubblico e privato siano ancora in modalità “tagli” manterrà rallentato il mercato del lavoro USA e con esso anche la spesa privata. La disoccupazione gradualmente calerà, ma l’inflazione rimarrà probabilmente stagnante per un paio di anni. Quindi le previsioni per la crescita come sono? Secondo quanto abbiamo appreso, c’è ancora rischio di rallentamento e quindi è difficile scontare qualsiasi rialzo nei tassi di interesse quest’anno. E per il piano Z? Bernanke è stato chiaro: “ci sono opzioni ancora da sfruttare per stimolare l’economia ulteriormente”, ma sono le ultime cartucce disponibili per la Fed e quindi si spera di non doverle usare. Tornando all’Euro, ci sembra che gli investitori stiano capitalizzando i guadagni prima dell’esito dello stress test in calendario per domani. Anche se le problematiche dell’area euro hanno allertato le banche centrali di tutto il mondo, la debolezza dell’euro ha migliorato le ragioni di scambio e quindi ha facilitato la stabilizzazione economica in Europa (come al solito, l’immobilismo made-in-Italy ci farà percepire in ritardo qualsiasi beneficio). Oggi ci sono tanti dati del manifatturiero in uscita e potremmo osservare la salute della nostra area monetaria. Alcuni sguardi vanno gettati anche all’EurChf, visto che la SNB ha dichiarato perdite di 4 miliardi di CHF per gli interventi ripetuti per indebolire il Chf.

I segnali che giungono dal mercato dei cambi, su almeno tre fra i maggiori tassi di cambio, puntano ad una ulteriore flessione dai livelli raggiunti ad inizio settimana.

Vediamo per primo l’eurodollaro, dove con costanza i prezzi si sono portati esattamente sul livello che abbiamo considerato un supporto importante dagli ultimi giorni: il consiglio per chi avesse posizioni a favore della moneta unica è di attendere il definitivo superamento del supporto a 1.2750 per ipotizzare strategie di uscita. Nel caso in cui la rottura dovesse avvenire ci sono una serie di fattori che puntano al raggiungimento di un livello prossimo a 1.2490 (massimo del 18 giugno, minimo del 5 luglio corrispondenti poi con il 61.8% di ritracciamento di Fibonacci del movimento di salita compreso fra 1.2150 a 1.3020).

Il percorso del cable è in tutto e per tutto identico a quello evidenziato dal cambio EurUsd. In questo caso la trendline inferiore che racchiude la salita del cambio parte qualche settimana più indietro, da inizio giugno. Il livello di supporto a cui guardare nelle prossime ore si trova prossimo a 1.5150, ed una sua tenuta continuiamo ad ipotizzare che possa ricondurre i prezzi verso i livelli di massimo di periodo in area 1.55 figura.

Molto evidente l’inversione sul cambio AudUsd, che con buona precisione ieri ha evidenziato una conformazione di “triplo massimo” con successiva discesa di più di 100 punti. Consideriamo ancora la zona di 0.8865 come la più importante resistenza nel breve, mentre 0.8740/50 come il supporto di giornata.
Il dollaro ha confermato ancora una volta la relazione particolare che viaggia tra mercati pessimisti e UsdJpy in discesa. Questo ha permesso ai prezzi di allontanarsi dalla zona di equilibrio a 87 figura puntando di nuovo al minimo di venerdì scorso, 86.30, con l’obiettivo di raggiungere il minimo degli ultimi anni a 84.90.

Segue a ruota, quanto detto sopra, la situazione grafica del cambio EurChf. L’euforia rialzista dei giorni scorsi, che dava per imminente il raggiungimento del livello chiave di 1.3750 è stata, non è dato sapere quanto “momentaneamente”, archiviata da 300 punti di discesa. Per gli sviluppi nel breve consideriamo molto importanti i livelli di 1.3375 e 1.35 figura.
Terminiamo con il cambio GbpJpy, poiché la discesa di ieri ha condotto i prezzi molto vicino alla zona di supporto: questa si trova compresa fra 131.40 e 130.50 e supporta il cambio da fine maggio.

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