PARMALAT: RIMBORSA BOND ED EVITA DEFAULT

12 Dicembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Parmalat ha evitato il default con l’ integrale rimborso del bond da 150 milioni di euro scaduto lunedì scorso. Un successo raggiunto grazie soprattutto al superconsulente Enrico Bondi, schierato nella difficile partita aperta dopo il mancato versamento di circa 500 milioni di euro attesi dal fondo Epicurum.

La fiducia in Bondi dell’Erario e di un gruppo di banche creditrici, che hanno messo a disposizione rispettivamente circa 35 milioni (come restituzione dell’Iva) e 25 milioni di euro, ha evitato il disastro, e fatto tirare un respiro di sollievo anche alla borsa. Proseguono ora senza posa i contatti per cercare di appianare i punti ancora controversi, tra tutti i 400 milioni di dollari circa da versare in teoria entro mercoledì prossimo ai soci di minoranza di una controllata controllata brasiliana (Parmalat Empreendimentos).

Ma lo showdown è stato evitato, e ora anche Bondi può iniziare a lavorare al piano industriale per il quale ha chiesto un paio di mesi di tempo. L’integrale estinzione dell’obbligazione Parmalat Finance Corporation è stata possibile anche grazie al rimborso fiscale di un credito vantato dal gruppo di Collecchio nei confronti dell’Agenzia delle entrate “certo, liquido ed esigibile”.

I fondi rientrati in questo modo, si è appreso da fonti finanziarie, sarebbero stati pari a circa 35 milioni di euro. Il contributo decisivo è però giunto dal pieno dispiegarsi dell’effetto Bondi. Sarebbe stato infatti l’ex manager di Montedison a convincere gli istituti di credito a sbloccare la situazione, dopo vari scambi di vedute con l’assistenza più o meno informale di Mediobanca e Lazard. Le banche creditrici, con l’eccezione di Unicredit e Sanpaolo Imi, hanno poi fornito gli altri 25 milioni di euro che mancavano a Parmalat per il rimborso del bond.

Capitalia – secondo fonti dell’istituto – non ha sostenuto alcun onere. L’ intervento non muta molto l’esposizione dei singoli istituti: Capitalia in giornata, dopo che già martedì Mps aveva precisato a sua volta di essere esposta per 125 milioni di euro nei confronti della società, ha sottolineato di vantare crediti per a 393 milioni di euro, 198 dei quali a rischio pieno, con crediti che riguardano comunque solo le società operative del gruppo.

In merito ai rapporti tra Capitalia e Tanzi, inoltre, va ricordato come uno degli asset giudicati più facilmente liquidabili da parte di Parmalat sia proprio la quota detenuta nel Mediocredito centrale. Su questo fronte non mancherebbero gli acquirenti. Una cordata punterebbe infatti già all’11% di Mcc, grazie al contributo di Gianpaolo Angelucci e di Vittorio Merloni, interessati al 6% circa della banca d’affari di Capitalia, e di altri investitori che puntano a un altro 5%.

Quanto a Intesa, secondo quanto si è appreso da fonti finanziarie, la sua esposizione nei confronti di Parmalat si aggira attorno ai 300 milioni di euro. Il rimborso del bond ha comunque innescato una immediata reazione nel mercato, nonostante che la notizia sia giunta nelle ultime battute della seduta di Borsa. I titoli della società, sospesi praticamente per l’intera giornata con perdite superiori al 26%, hanno bruscamente ridotto le perdite chiudendo in calo del 14,97% a 1 euro, tra scambi comunque vorticosi e pari al 7% del capitale.

Il vero rimbalzo si è visto però nella seduta serale, con un rialzo del 10% a 1,1 euro. “Speriamo che sia un buon segnale – ha commentato dal canto suo il ministro alle Attività Produttive, Antonio Marzano – speriamo che si stia andando nella direzione giusta”. In attesa del piano di ristrutturazione, che dovrebbe venir predisposto da Bondi, il ministro ha espresso poi fiducia: “Vedremo il lavoro del consulente – ha detto Marzano – un uomo di sicura preparazione professionale”.

“Di fronte a casi di questo genere, dove nessuno controlla nessuno”, ha segnalato invece il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, sarebbe da mettere in campo “un tema che sembra utopico e lontano, come quello della democrazia economica”. “Siamo molto preoccupati – ha aggiunto – e stiamo seguendo la vicenda con grande attenzione”.

Anche perché la vicenda Parmalat, dopo quella Cirio, pone una questione “anche di carattere etico: chi controlla chi”. Sul fronte dei risparmiatori, intanto, si è appreso di un esposto inviato a Parma, Milano e Roma da parte dell’Intesa dei consumatori, in merito ai bilanci Parmalat e agli “omessi controlli” da parte delle autorità di vigilanza, delle società di revisione e del collegio sindacale della società. L’intesa, tra l’altro, ha ipotizzato i reati di “falso in bilancio, false comunicazioni sociali e aggiotaggio”.