PARMALAT, INDAGINI SERRATE SUL FALSO DOCUMENTO

21 Dicembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Le indagini della procura milanese sul caso Parmalat sono entrate subito nel vivo. Ieri sono arrivati presso la Procura milanese i primi scatoloni pieni di carte sequestrate fin dal mattino alle società che ha curato la revisione del bilancio della Parmalat, la Grant Thornton, e quella di Parmalat Finanziaria, la Deloitte & Touche. Gli inquirenti si concentrano sempre di più sul documento disconosciuto da Bank of America per quei quasi quattro miliardi di euro mai esistiti. Un documento definito ormai senza mezzi termini un “falso”, ben realizzato, in un’operazione finanziaria che a prima vista sembra così clamorosa da passare per una tipica strategia “da pataccari”.

Quella di ieri è stata una giornata campale per il pubblico ministero Francesco Greco, che ha disposto e seguito personalmente, per lunghi tratti, la perquisizione negli uffici della Grant Thornton, la società di revisione al centro del giallo del documento che garantiva 3,95 miliardi di euro presso la Bank of America e che la banca statunitense ha disconosciuto. Un presunto falso che ha rivelato un buco da ottomila miliardi di vecchie lire. Se quel documento fosse effettivamente falso, getterebbe una luce sospetta su buona parte della documentazione relativa a Bonlat, società delle isole Cayman: estratti conto, contratti e altro.

Il “rosso” potrebbe assumere dimensioni ben più consistenti, e qualcuno parla apertamente di un “buco” di oltre 10 miliardi di euro. Inquirenti e investigatori sarebbero perplessi sul fatto che una operazione di questo genere sia stata portata al termine con la sola falsificazione del documento, che, se contraffatto, lo è stato con notevole abilità: o un falsario molto esperto o qualcuno che poteva disporre di documentazione originale di Bank of America.

Ma c’è anche chi, in ambienti finanziari, rileva la coincidenza tra il disconoscimento della banca statunitese e il riacquisto da parte di Parmalat, per circa 400 milioni di dollari, del 18,18 per cento di Parmalat Empreendimentos e Administracao, imposto da un’opzione put, la cui scadenza è per lunedì 22 dicembre. La partecipazione di minoranza è in mano ai fondi Food Holding e Dairy Holding, rappresentati proprio dall’istituto americano.

Per capire i contorni della vicenda, i militari della Guardia di Finanza sono rimasti nei quattro piani della Grant Thornton per tutta la giornata. Ne sono usciti con alcuni cartoni di documenti che ora saranno valutati attentamente con l’aiuto del nuovo consiglio di amministrazione di Parmalat. Altro materiale è stato fornito dalla società primaria di revisione, la Deloitte & Touche.

Nel pomeriggio di ieri è stato sentito Umberto Tracanella che aveva già avuto un primo contatto con i pm milanesi. L’uomo che contribuì a risanare Montedison, lasciando il quarto piano di Palazzo di giustizia di Milano, a proposito dell’entità del “buco” e delle modalità con cui sarebbe stato occultato ha detto: “Non credo che ci siano mai state situazioni simili”. Poi, si è augurato che Fausto Tonna, il ragioniere che conosce tutti i segreti di Parmalat (la vera mente finanziaria, e introvabile da alcuni giorni) si presenti agli inquirenti: “Sarebbe meglio per tutti, per l’accertamento della verità”.

Accanto a Tracanella c’era l’avvocato Marco De Luca, che assiste il cda, integrato lunedì scorso con l’entrata di Enrico Bondi, nella ricostruzione contabile delle caotiche vicende degli ultimi mesi. De Luca ha parlato di “situazione difficile, che si sta valutando con tutta la calma del caso”.

La Procura di Milano procede per accertare le ipotesi di reato di false comunicazioni sociali, false comunicazioni sociali ai revisori e dei revisori, aggiotaggio, truffa aggravata. Ma si prevede che altri interrogatori ci saranno nei prossimi giorni a ritmo serrato. I magistrati milanesi agiscono in stretto contatto con i colleghi di Parma, e sempre ieri c’è stato un colloquio telefonico tra il procuratore capo Manlio Minale e il suo omologo parmense, Giovanni Panebianco.

Dal colloquio sarebbe emersa la decisione di far seguire agli inquirenti milanesi le vicende riguardanti la società di revisione ed eventuali irregolarità in Borsa, mentre la parte che riguarda più direttamente Parmalat sarebbe analizzata dal pubblico ministero di Parma, Antonella Ioffredi, e dallo stesso Panebianco (ma sarebbe in vista la creazione di un pool con consulenti esterni). Da Panebianco, e dal suo pm, Enrico Bondi dovrebbe presentarsi già lunedì, in concomitanza con la richiesta in Tribunale della amministrazione controllata del colosso agro-alimentare.

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