PARMALAT: GIALLO E RISCHIO SU 496 MLN DI EPICURUM

8 Dicembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

La metà dell’assegno da 496,5 milioni di euro smobilizzati con l’uscita della Parmalat dal Fondo Epicurum rischia di finire direttamente nella casse dello Stato italiano sotto forma di tasse.

Lo ipotizza il Financial Times, ricordando che il gruppo di Calisto Tanzi dovrà illustrare alla Consob entro questa settimana il perché non ha ancora recuperato le somme investite nella società basata nel paradiso fiscale delle Isole Cayman.

Secondo la legislazione vigente, infatti, il 50% del capitale rientrato sarebbe infatti destinato al pagamento delle imposte: “usando, invece, veicoli ibridi di investimento – lascia intendere il Financial Times – l’imposizione fiscale potrebbe essere ridotta in modo consistente”.

Per il recupero dei 496,5 milioni la Parmalat non ha rispettato la scadenza fissata, tradendo così per la seconda volta consecutiva le promesse fatte agli azionisti. Gli investitori, continua il quotidiano economico inglese, sono sempre più preoccupati per la liquidità del gruppo, che al 30 settembre contava su 6 miliardi di debito lordo. Le principali banche italiane, invece, non si dicono particolarmente preoccupate per la liquidità del gruppo Tanzi, anche se il ritardo nel recupero dell’investimento e le richieste della Consob sulla natura del fondo “oscuro” basato nelle Isole Cayman cominciano a far nascere qualche perplessità.

Su Epicurum le informazioni a disposizione sarebbero insufficienti, lasciano intendere il quotidiano finanziario: non si conoscono, infatti, né la natura dell’investimento né da chi è guidato. Si sa solo da chi è rappresentato in Italia, e cioé dalla Zini & Associates il cui fondatore Gian Poalo Zini ha annunciato tre settimane fa, conclude il Financial Times, di aver smesso di rappresentare il Fondo.