PARMALAT
TORNA TRA I GRANDI
RCS LASCIA

5 Marzo 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – NUOVI PANIERI Antonveneta, Ras e Rcs fuori; Parmalat, Tenaris e Ifil dentro. Sarà con ogni probabilità questo il verdetto di Standard & Poor’s sulla revisione dell’indice S&P/Mib, la cui decisione dovrebbe essere presa lunedì 6 marzo. La nuova composizione verrà ufficializzata da Borsa Italiana verso la metà del mese per poi entrare in vigore presumibilmente lunedì 20 marzo.

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Per il più importante indice di Piazza Affari si tratta di un notevole cambiamento, dettato in gran parte dalla febbre di fusioni e acquisizioni che hanno investito anche il listino di casa nostra. Le azioni di Antonveneta sono finite in mano ad Abn Amro, mentre Allianz ha rilevato la quota di Ras che ancora non deteneva. Anche l’uscita di Rcs è in qualche modo il frutto di una battaglia per il controllo della casa editrice del Corriere della Sera: lo scontro fra gli aderenti al patto e Stefano Ricucci ha fatto sì che il flottante scendesse a livelli estremamente bassi (attualmente è al 14%) e la bassa capitalizzazione (3 miliardi di euro) del titolo ha fatto il resto. Tenaris, Ifil e Parmalat, tutte e tre attualmente nel Midex, entrano invece quasi di prepotenza nell’S&P/Mib. Grazie ai forti rialzi fatti registrare negli ultimi anni, Tenaris vanta oggi una capitalizzazione di ben 17,2 miliardi. Un valore che la pone all’ottavo posto fra le 40 società che compongono l’indice: si piazza infatti dietro il Sanpaolo Imi (27,5 miliardi) e davanti a Capitalia (16,2 miliardi). Ifil vanta invece un valore di mercato di 4,6 miliardi e un flottante di quasi il 35 per cento. La sua capitalizzazione si piazza fra quella della Banca Popolare di Milano (4,4 miliardi) e Mediolanum (4,9 miliardi). La finanziaria della famiglia Agnelli deve il suo rilancio all’ottima performance della controllata Fiat che, grazie al ritorno all’utile, ha visto raddoppiare i titoli dai minimi dell’anno scorso. Per la società guidata da Enrico Bondi, che è da poco entrata a far parte del Dow Jones Stoxx600, potrebbe esserci qualche problema in più per il fatto che non sono ancora trascorsi sei mesi dalla quotazione, avvenuta lo scorso 6 ottobre. Ma il regolamento di S&P prevede che: «Qualora il periodo di osservazione fosse inferiore ai sei mesi, l’Index Committee valuta oggettivamente gli aspetti peculiari del titolo, la sua liquidità e capitalizzazione». Il valore borsistico è di tutto rispetto: con i suoi 3,7 miliardi si piazza fra Italcementi (4,2 miliardi) e Seat Pagine Gialle (3,4 miliardi), che oggi sono rispettivamente la 30ma e la 31ma società dell’indice. Ma è soprattutto il flottante a giocare a favore dell’azienda di Collecchio. Non avendo soci di riferimento (neanche Capitalia che ha il 5,2% può essere considerato tale), il capitale di Parmalat è interamente contendibile. Anche sul fronte della liquidità la matricola ha le carte in regola: dalla quotazione a oggi sono stati scambiati in media circa 10 milioni di titoli ogni seduta, che corrispondono allo 0,6% del capitale. Proprio Parmalat potrebbe essere il titolo che beneficia maggiormente dell’entrata nell’indice. In parte perché i fondi a benchmark saranno costretti a metterla in portafoglio. In parte perché potrebbe essere un passo molto importante per riguadagnare la credibilità persa il 23 dicembre 2003 quando le azioni, allora incluse nel Mib30, vennero sospese dalle contrattazioni.

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