PARMALAT,
IL SISTEMA
E LE BANCHE

16 Dicembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Occhio. Affrontare il caso Parmalat come fosse un mero scandalo finanziario è un errore. Va evitato. Bisogna sperare che il consiglio d’amministrazione tenutosi ieri sera sia invece il primo passo verso un traguardo diverso. Che è di porre tutte le condizioni perché il settimo gruppo industriale privato italiano, titolare di marchi forti sul mercato nazionale ed estero, resti in piedi non solo con un passato da chiarire, ma soprattutto con un credibile futuro.

A tale scopo non servono a molto le polemiche su che cosa non ha funzionato dei molti campanelli che dovevano squillare e hanno taciuto, sulla gestione finanziaria del gruppo. Non servono neppure le indagini della magistratura, che hanno altra legittima funzione e altre conseguenze. Le indagini di Autorità di mercato e procure identificano le responsabilità personali e societarie, quando si occultano perdite e spariscono attivi per miliardi. Necessario e sacrosanto. Anche se una prima pesante sanzione già si abbatte sulla famiglia Tanzi, che perde la gestione del gruppo.

Ma cosa del tutto diversa è consentire a Parmalat di ricostituire al più presto il proprio patrimonio, di affrontare al meglio il rimborso del debito, di darsi un piano industriale dai margini credibili, cedendo i rami d’attività esteri più onerosi. I salvataggi hanno successo se la regia è efficace. Nel crac Ferruzzi, Enrico Cuccia dava le carte. Il prestito-ponte alla Fiat nacque perché le banche erano unite da due obiettivi: salvare il gruppo torinese e affrancarsi da ciò che restava di Mediobanca.

Questo è il primo grande salvataggio post Cuccia. Non ci sono più regie sovraordinate, le stesse banche sono chiamate a darsene una. Se ciascuna si limitasse ad aiutare la nuova Parmalat badando solo alla propria esposizione, sarebbe anche comprensibile. Renderebbe però il salvataggio molto più difficile, e di gruppi efficienti e competitivi ne rimangono pochi in piedi. Tra comportamento di puro mercato e responsabilità verso il sistema produttivo nazionale, i vertici bancari devono scegliere nei prossimi giorni.

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