PARMACRACK,
SUI BOND DENUNCE A RAFFICA

4 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Il brutto affare dei titoli spazzatura «non finisce qui», e non solo in rapporto al crack Parmalat. A sostenerlo con il Riformista è Antonio Di Pietro, che ovviamente non dice se ne ha discusso con qualcuno dei vecchi colleghi, ma motiva la previsione richiamando il suo celebre sesto senso investigativo: «Se l’intuito non mi inganna, le inchieste aumenteranno e riguarderanno tutto il mondo dei bond».

«L’intuito» sulla «nuova Tangentopoli» dei bond, di cui parla l’ex Pm, si percepisce da giorni in diversi tribunali italiani, ed è scritto in migliaia di denunce presentate presso le procure di tutto il paese dagli italiani truffati, indotti soprattutto dalle associazioni di consumatori.

L’Adusbef, ad esempio, che ha già fatto da cavallo di Troia per far aprire l’inchiesta su Parmalat a Milano, oltre che a Parma. Spiega Elio Lannutti, presidente dell’associazione ed ex candidato dipietrista, che «nelle varie procure dove sono state presentate le denunce, singoli magistrati sensibili stanno già lavorando, grazie anche alle nostre minuziose ricostruzioni su tutto il capitolo del risparmio tradito. E presto potremmo avere sorprese». Nomi e cognomi di indagati, sembrerebbe di capire.

Lannutti cita per il momento soltanto alcune imprese: «Su Cirio e Parmalat si sta facendo chiarezza, ma ci attendiamo risposte su casi quasi dimenticati come Bipop e l’ex Banca 121. Finora gli avvisi di garanzia hanno colpito soltanto pesci piccoli». In verità, le voci riguardano anche altre aziende che hanno emesso bond (e banche che li hanno smistati) negli ultimi anni. Inoltre, Lannutti afferma che «denunce sono partite anche verso chi ha omesso di controllare».

Proprio il sistema di controlli interessa maggiormente Di Pietro, con una premessa però. Il leader dell’Idv considera il caso Parmalat addirittura più «grave» di Mani pulite: «Con il capitalismo sociale, anche in tempi di corruzione dilagante lo Stato garantiva in qualche modo gli interessi dei piccoli azionisti.

Oggi i truffatori, grazie anche al centrodestra che chiude gli occhi su tutto, hanno campo libero. Io stesso andai a denunciarlo alle assemblee di Telecom ed Eni». E visto che «i Pm possono muoversi solo avendo notizia di reato, il controllo non può essere effettuato dai magistrati, ma deve essere preventivo. La mia proposta è l’istituzione di una super-Authority con poteri paragiudiziali, che garantisca i risparmiatori». Con la super-Authority, «le manette di Parmalat si potevano evitare, intervenendo a monte». E se prevenire è fondamentale, per l’ex Pm curare è un dovere: il caso Tanzi dimostra che «alcune volte, per ristabilire lo stato di diritto, le manette ci vogliono».

Il solito Di Pietro, viene da dire. Anche perché il rischio di una nuova deriva giustizialista è sempre più evidente. Ormai mancano solo le monetine, scriveva ieri il Riformista. E ieri sono arrivate. La moglie di Fausto Tonna, l’ex direttore finanziario della Parmalat, è stata spintonata e presa a parolacce da alcune signore in un supermercato. Già qualche giorno fa, davanti alla sua casa, si erano radunate alcune persone che urlavano insulti.

Di Pietro, però, invita alla calma, e accenna persino qualche critica a Tangentopoli, con un ragionamento («Voglio mettere i puntini sulle i») che parte da lontano: «Per affermare che dieci anni fa c’è stata una deriva, bisognerebbe dimostrare due cose: l’abuso di potere dei magistrati e/o eventuali omissioni. Ma per fare questo i Pm avrebbero dovuto agire di scienza e di volontà. Che qualcuno, singolarmente, tra i magistrati lo abbia potuto fare, è stravero. Ma quel qualcuno non sono io».

Allora perché Di Pietro viene da alcuni considerato l’icona giustizialista di quegli anni? «Ecco, io accetto le critiche, ma mi disturba la personalizzazione degli attacchi. Non ho mai agito in maniera preterintenzionale, e l’archiviazione delle inchieste su di me lo dimostra». Se invece il riferimento giustizialista «è a singoli errori di gestione, quelli li commettono tutti. Io stesso ne ho commessi tanti, come altri. Ma ce ne corre da qui a far passare Mani pulite per una stagione nefasta, come anche qualcuno del Riformista sostiene».

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