PARMACRACK: TUTTO ALLE BANCHE, AI PRIVATI ZERO

16 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

A giudicare dalle proposte del commissario
straordinario Enrico Bondi, il latte Parmalat
aveva due pesi e due misure diverse: quello
fatto con i soldi dei risparmiatori valeva
l’11,3% del proprio prezzo, mentre quello fatto
con i soldi delle banche il 100%.

Che cosa
vogliono dire queste percentuali? Vogliono
sommariamente dire che i risparmiatori che
hanno prestato soldi alle società finanziarie di
Parmalat (Parmalat Finanziaria, Parmalat Soparfi,
Parmalat Capital, Parmalat Finacial,
Parmalat Netherlands…) hanno diritto a un
recovery ratio (tasso di recupero del credito)
pari all’11.3% circa del valore delle loro obbligazioni,
e che tale valore verrà concambiato
con azioni della nuova Parmalat per un ammontare
pari all’8,3% del capitale sociale. I
principali prestatori di denaro a tali società
sfortunate (in quanto di poco valore) sono in
massima parte le famiglie e i piccoli risparmiatori
anche tramite i fondi comuni d’investimento.

Invece, chi ha prestato denaro alle società
operative del gruppo, ovvero Centro
Latte Centallo, Eurolat, Lactis, Panna Elena
ed altre, si vede riconoscere un recovery ratio
del 100%. E chi sono i fortunati prestatori di
queste magiche società del gruppo più truffaldino
che il mercato dei capitali abbia mai conosciuto?
Ma naturalmente le banche.

Cosicché, mentre agli sportelli i clienti delle
medesime banche sono stati imbottiti di titoli
che oggi valgono l’11,3 del loro valore originario,
peraltro trasformato in azioni di una società
nuova (e quindi non in liquidità immediatamente
disponibile), le banche, avendo prestato
denaro a società più vicine in senso giuridico
al cuore e al patrimonio
della società, si trovano a partecipare
alla nuova Parmalat
con il 100% del valore del
credito fornito ai Tanzi.

Sono ancora troppo pochi
gli elementi per poter giudicare
l’operato del commissario
straordinario ma di certo
il mercato e il pubblico da
questa storia sono stati completamente
tagliati fuori fin
dal primo momento. A chi ha risposto infatti il
dottor Bondi in questi mesi? Con chi ha dialogato?
Con le autorità indipendenti quali Consob,
Borsa Italiana, Banca d’Italia o magistratura?
No di certo, questi soggetti sono stati completamente
esautorati grazie alla procedura
straordinaria che si è inteso varare con il decreto
Marzano.

Bondi ha trattato e lavorato con le
banche, le quali più di ogni altro detenevano le
informazioni sul gruppo, vista la reticenza di revisori
e amministratori della società emiliana.
Allora il dubbio sorge spontaneo: non era meglio
un fallimento, sacro strumento della civiltà
del diritto, che rende tutto
trasparente e mette tutti i creditori
in condizione di chiedere
giustizia alla magistratura?
A chi ha giovato una lunga ricostruzione
della matassa
Parmalat, avvenuta nel buio
più totale dell’informazione e
della trasparenza verso il
mercato? Leggendo la tabella
delle percentuali di rimborsi,
diremmo alle banche.

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