PARMACRACK, NUOVA GUERRA TRA TREMONTI E FAZIO

17 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Dopo l’attacco del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che in commissione al Senato ha accusato la Banca d’Italia sul caso Parmalat, il Governatore Antonio Fazio non replica personalmente. Ma lascia filtrare una versione «ufficiosa» della difesa di Bankitalia: non c’è stato nessun avviso e comunque la riservatezza era un obbligo. E Tremonti non perde l’occasione di controreplicare: Bankitalia doveva pensare a tutelare i risparmiatori, non i segreti. Insomma, è uno scontro istutuzionale aperto.

LE DUE TESI – Secondo quanto filtra da alcune fonti di Bankitalia, «non vi è stata alcuna segnalazione sulla situazione Parmalat» e il riferimento nel verbale del Comitato per il credito e il risparmio è «generico e rinvia ad articoli di stampa. Eventuali notizie, dotate almeno di un minimo di fondamento, avrebbero dovuto essere segnalate alla Consob, competente per materia, e all’autorità giudiziaria».

Quanto alle mancate risposte «se per caso la Banca avesse risposto alla richiesta di dati e informazioni su singole banche, non avrebbe osservato il segreto d’ufficio previsto dall’articolo 7 del Testo unico bancario» e «sarebbe stata passibile di sanzioni. La violazione dell’articolo 7 aprirebbe un pericoloso varco per mettere a disposizione di autorità amministrative e politiche notizie su vicende riguardanti singole banche e singole imprese. Ne verrebbe inficiata la fiducia nei confronti dell’organo di vigilanza».

Inoltre «la vicenda Parmalat si è esplicata in una realtà societaria che opera per oltre
tre quarti all’estero; la holding e molte società del gruppo sono insediate in centri off-shore». Su questi punti si basa l’impianto difensivo della Banca d’Italia in vista dell’audizione in Parlamento del prossimo 27 gennaio sul caso Parmalat.

E il ministero di Tremonti la boccia preventivamente: «In un mondo normale sono le vigilanze che avvertono i governi, non i governi che avvertono le vigilanze. Tutta la vicenda dimostra la forse ancora non sufficiente comprensione del fatto che ciò che va difeso non è il segreto, ma il risparmio».

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