PARMACRACK: IL CANE DA GUARDIA DORMIVA E DORME

9 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della Divisione Intermediari della Consob a Milano. Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Il calvario degli investitori in Parmalat non conosce ancora il giorno di una terrena e materiale resurrezione. Con l’esclusione di quanti abbiano già avuto la fortuna di far valere con successo le proprie ragioni in tribunale, tutti gli altri obbligazionisti non vedono la fine del tunnel.

L’ultima pugnalata (indiretta, ma ben assestata) alle loro attese proviene proprio da quella autorità di vigilanza che avrebbe avuto il compito di difenderli dalle falsità del bilancio Parmalat. La Consob ha di fatto bocciato il prospetto per la ammissione o riammissione in Borsa delle azioni della «nuova» Parmalat, per intenderci quelle derivanti dalle sofferte conversioni delle obbligazioni collocate presso il pubblico degli investitori, grandi e piccoli.

Tale decisione è stata certamente presa nel totale rispetto di leggi e regolamenti e di per sé può sembrare un tecnicismo; in realtà comporta conseguenze gravi in termini di liquidabilità dell’investimento, della misura del danno subito, di una diretta valutazione, da parte del mercato, del lavoro di quanti stanno risanando l’azienda.

Ma il punto più importante è l’immagine di sé che il nostro Paese sta dando. La vicenda Parmalat ha una dimensione spropositata per il nostro piccolo mercato: è pari ai più importanti crac di Wall Street; è normale che gli occhi di tutto il mondo finanziario siano puntati su ogni novità che la riguardi. Sarebbe quindi logico attendersi forte attenzione al problema.

In realtà, così non è. E la stampa internazionale ha buon gioco a reiterare attacchi, ormai noiosi, al «cane da guardia (metafora internazionale per indicare l’autorità di vigilanza, ndr) sottodimensionato e perso alla ricerca di particolari insignificanti», nonché a una «Roma che sembra essere felice di lasciare dormire i cani».

Ma se i cani continuano a dormire, è meglio tornare alle oche: almeno salvarono il Campidoglio dai barbari. Chissà che non blocchino l’assalto dei nuovi barbari alle nostre banche.

Copyright © Economy per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved