PARMACRACK, I GIUDICI TORCHIANO TANZI E TONNA

11 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Calisto Tanzi e Fausto Tonna: l’inventore di Parmalat e il suo braccio destro. Anche la settimana entrante si aprirà all’insegna dei due personaggi principali nell’inchiesta milanese sul dissesto del gruppo di Collecchio che si sviluppa ormai su svariati fronti, fino a lambire il comportamento degli istituti di credito più esposti con il gruppo.

Il ragionier Tonna, ex mente finanziaria di Parmalat, sarà certamente interrogato di nuovo dai pm di Milano e dai militari della Guardia di Finanza, anche se non si sa ancora in quale giorno, dal momento che il manager, ora in carcere a Parma, è atteso davanti alle pm parmigiane Antonella Ioffredi e Silvia Cavallari nella giornata di martedì.

Per quanto riguarda Calisto Tanzi, invece, domani i suoi legali, Michele Ributti e Fabio Belloni, lo incontreranno nel carcere di san Vittore, dove si trova dal 27 dicembre scorso, per mettere a punto un possibile nuovo interrogatorio. Che, nelle intenzioni dei pm Francesco Greco, Eugenio Fusco e Carlo Nocerino, dovrà essere su fatti ben precisi, ben diverso da quelli precedenti in cui l’ex patron di Collecchio ha dato dimostrazione di una certa genericità, tanto da far loro credere di non avere raccontato tutto.

Per esempio, sui suoi rapporti tra il gruppo ora commissariato da Enrico Bondi e Bank of America la cui attività é ormai da qualche giorno passata al setaccio, almeno per quanto riguarda la filiale milanese in cui lavorava Luca Sala come responsabile della corporate banking. Sala, poi consulente Parmalat, è pronto ad essere interrogato, ma il suo avvocato, Salvatore Catalano, non ha ancora ricevuto comunicazioni dalla Procura che l’ha iscritto nel registro degli indagati, ha fatto perquisire la sua abitazione e, soprattutto, gli uffici milanesi della banca Usa a Milano.

L’ex direttore finanziario di Parmalat, Alberto Ferraris, lo accusa di aver realizzato con Tonna il sistema di Uspp (Us private placement), titoli da collocare presso privati, per le cui emissione Bank of American, si è appreso, non si accontentava delle garanzie Parmalat, chiedendone anche altrove. Ferrari, a proposito di quelle operazioni, chiama in causa anche altri funzionari della banca Usa (il capo di Sala a Londra e un altro dipendente della filiale milanese) e gli stessi pm intendono accertare una “possibile connivenza” tra Parmalat e Bank of America, dal momento che hanno il sospetto che l’istituto abbia collocato i titoli pur sapendo delle criticità del gruppo agro-alimentare.

Ferrari, per alcuni Ussp, parla anche di difformità tra il prospetto a sua disposizione e quello della banca: in qualche caso le date di scadenza non corrisponderebbero e sarebbero uguali solo gli importi e la data di emissione. Quelle operazioni saranno nuovamente affrontate dagli inquirenti con Luois Moncada, responsabile del settore risk-management, già interrogato come testimone due volte e pronto, nei prossimi giorni, ad affrontare nuovamente le domande su quanto realmente accadeva nella banca statunitense.

Anche la Tetrapak, azienda che lavorava con Parmalat, ha reso noto che comincerà una serie di controlli interni e fornirà collaborazione alla magistratura, in seguito a quanto dichiarato a verbale da Fausto Tonna il quale ha parlato di “molti milioni di euro derivanti da sconti che la Tetrapak faceva alla Parmalat sugli acquisti da imballaggi, finiti direttamente su conti personali riferibili a Tanzi”.