PARMACRACK: FAZIO DI NUOVO CONTRO TREMONTI

27 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Risparmio a rischio, Antonio Fazio si difende, e contrattacca. Nella sua audizione al Senato davanti alle commissioni Attività produttive e finanze di Camera e Senato, il Governatore cerca di mettere al riparo, puntigliosamente, l’Istituto che guida e che nelle ultime settimane è stato oggetto di critiche e polemiche per il presunto omesso controllo sul crac della società di Tanzi. E così facendo, non perde l’occasione per polemizzare con Giulio Tremonti.

Parmalat, caso criminale. Nel dettaglio. La Centrale dei rischi di Bankitalia, spiega subito Fazio ai parlamentari, “rileva solo i prestiti erogati dalle banche italiane e dagli altri intermediari vigilati, non consente la ricostruzione dell’indebitamento di gruppi industriali che fanno ricorso ad intermediari esteri o al mercato finanziario”. E ancora, il Governatore ricorda che il Fmi ha espresso un giudizio positivo sulla vigilanza dell’Istituto e che quest’ultimo “non ha mezzi di verifica dei bilanci delle imprese”, tanto più quando queste imprese falsificano i bilanci grazie a quelli che definisce “ripetuti episodi di criminalità nella gestione di impresa”.

Del resto, riflette ancora il numero uno di via Nazionale, “negli Stati Uniti, dopo il caso Enron (la bancarotta del colosso dell’energia che ha messo sul lastrico tanti risparmiatori americani, ndr.) la Federal Reserve non è stata messa in discussione”.

Bankitalia autonoma. Ma le parole più forti che il banchiere centrale pronuncia esulano dal merito tecnico della vicenda Parmalat: “Nella visione dei costituenti la difesa del risparmio non è disgiunta dal riconoscimento del ruolo delle Istituzioni e della loro autonomia”. E’ un modo per dire implicitamente che quell’autonomia è a rischio, e per segnalare al mondo della politica – e al governo in particolare – che l’autonomia della banca centrale è garantita dalla Costituzione.

Tornando al crac dei Tanzi, il Governatore dice che un quarto dei bond sono “in mano alle famiglie italiane”, e poi ricordato che dal 1997 la società ha fatto 32 emissioni di obbligazioni per un totale di 7 miliardi di euro: di questi, appunto, circa 1,9 miliardi sono stati gestiti dalle banche verso le famiglie.

Consob più forte. Comunque sia, Per Fazio vicende come quella della Parmalat non mettono a rischio “la stabilità del sistema, nè quella delle singole banche”. Ma per evitare che si ripetano, sono necessarie diversi interventi: “una disciplina più stringente” riguardo ai rapporti tra imprese e banche; una immediata azione per “il rafforzamento della Consob”, mantenendo la distinzione fra l’attività di quest’ultima e quella di Bankitalia; l’inasprimento delle sanzioni per le false comunicazioni delle imprese.

Vigilanza e concorrenza. Non serve, invece, distinguere i compiti di vigilanza e di controllo della concorrenza, oggi entrambi affidati a Bankitalia. Su questo punto, contenuto nel piano di Tremonti e condiviso anche dall’opposizione, il Governatore è assai esplicito: “Devono restare unite, il sistema dei controlli va adeguato, ma evitiamo di andare oltre”.

Le richieste di Tremonti. Ancora a Tremonti, che giorni fa nella stessa sede aveva tirato in ballo il ruolo del Comitato interministeriale credito e risparmio (Cicr), Fazio replica che esso “non è un organo che fa analisi, è un organo che delibera, e ogni delibera viene assunta su proposta della Banca d’italia”. Poi smentisce che via XX settembre abbia chiesto in quella sede dati su Parmalat (“Li chiese sulle banche”) e infine precisa che la deroga al segreto d’ufficio sull’attività delle banche cui è tenuta la Banca d’Italia può scattare nei confronti del ministro dell’Economia solo quando il comitato “è chiamato ad assumere deliberazioni di natura normativa e comunque di carattere generale sulle materie indicate dalla legge e su proposta della Banca”.

Poi l’affondo. Sul problema della tutela del
risparmio, dice il Governatore, “non ho visto nessuna iniziativa del ministro del Tesoro, tranne una discussione di carattere generale: immagino si stiano preparando”. E più in generale, sull’intera vicenda Parmalat, il banchiere centrale sostiene che “il chiasso che si è fatto è negativo così come gli attacchi alle Autorità”.

I conti pubblici. Allo stesso Tremonti, che tante volte lo ha attaccato nelle ultime settimane, l’inquilino di Palazzo Koch rilancia la palla rovente dello squilibrio i conti pubblici. Anche e soprattutto da essi, dice in sostanza, dipende “la solidità del risparmio”. Così “l’ammontare del debito, che alla fine dello scorso anno si è attestato al 105% del Pil, e il suo troppo lento declinare, pesano sullo sviluppo dell’economia, ostacolano l’abbassamento della pressione fiscale, riducono il risparmio e gli investimenti”. Per questo motivo, riflette Fazio, “è necessario che l’avanzo primario del settore pubblico, cioè il saldo al netto degli interessi, ritorni verso il 5,5% del prodotto interno, valore convenuto al momento dell’ingresso nella moneta unica”.

Tremonti e i paradisi. A margine del filo conduttore dell’audizione, come si è detto tutto teso a difendere le prerogative e l’operato di Bankitalia, anche un paio di velenose battute. Una ancora su Tremonti, quando un parlamentare ha rilevato che la sua posizione sulle società off-shore fosse uguale a quella del ministro dell’Economia, il Governatore ha replicato: “Bene, fa piacere, lui è un grosso esperto”. Un’altra, indirizzata a Giorgio la Malfa, presidente della commissione Finanze di Montecitorio, da tempo assai critico nei confronti di Palazzo Koch: “Ma tu avevi capito le difficoltà della Parmalat o no? E allora dovevi dirlo”.