PARMACRACK, ARRESTATO IL PRIMO BANCHIERE

19 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Istanza dei difensori respinta, Tanzi resterà in carcere. Lo ha deciso il Tribunale del riesame di Milano. Intanto la Guardia di finanza di Bologna ha arrestato su ordine del Gip Pietro Rogato il presidente della Banca Monte di Parma, Franco Gorreri. Il banchiere è accusato di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta e false comunicazioni sociali in concorso con altri indagati. Le accuse nei suoi confronti riguardano la sua attività come ex membro del cda Parmalat e non come presidente dell’istituto di credito.

Gorreri in manette. All’ex manager della Parmalat verrebbe contestata l’emissione di circa 400 milioni di euro di fatture false, circa 800 milioni delle vecchie lire. Le false fatturazioni servivano ad ottenere fidi maggiorati dalle banche. Gli istituti di credito, peraltro, secondo quanto è emerso, affidavano questo denaro alla Parmalat sulla base, oltre che di fatture false per lo più finalizzate alle fideiussioni, anche sulla base di bilanci falsi. Tanzi, per emettere le false fatture spesso si rivolgeva a Gorreri scavalcando Fausto Tonna. Gorrieri è stato arrestato perché potrebbe inquinare le prove. Fino al 13 gennaio scorso infatti il banchiere avrebbe continuato a movimentare somme di denaro dai conti Parmalat ad altri conti, esterni all’azienda ma riconducibili a Calisto Tanzi. Franco Gorreri avrebbe inoltre distratto dai conti Parmalat tra il 2000 e il 2003, oltre 500 milioni di euro. Lo si si apprende da fonti inquirenti.

Tanzi resta dentro. Per il Tribunale Tanzi “può darsi alla fuga, inquinare le prove e reiterare il reato”, e dunque non c’è alternativa alla permanenza in carcere. Ma soprattutto ci sarebbero troppe cose ancora da chiarire. “Assolutamente oscuro” rimane il fronte esterno a Parmalat mentre, per i giudici, “risulta assolutamente incomprensibile come una serie di manipolazioni e di falsi possano essere stati realizzati senza alcuna percezione da parte degli organismi di controllo”. Rimane in carcere anche Gian Paolo Zini, fondatore del fondo Epicurum.

Tonna in azienda. Da stamattina sono tornati a Collecchio, da detenuti, Fausto Tonna e il suo braccio destro, il contabile Gianfranco Bocchi. Ci sono volute quasi dieci ore per fare un po’ di luce su quella che appare ormai gli inquirenti una vera e propria contabilità parallela di quella che era la Parmalat di Calisto Tanzi. Ora, spiegano gli inquirenti, si può cominciare a predisporre forse un’azione di recupero del denaro, anche se, in verità, non si nutrono grandi speranze. Infatti, si apprende da un fonte vicina al commissario straordinario Enrico Bondi, la giornata di oggi sembra dimostrare una cosa sopra ogni altra: il gruppo aveva perdite industriali vere e non finanziarie come in molti casi si sperava. Il gruppo aveva bilanci che venivano aggiustati e modificati nei giorni immediatamente precedenti le assemblee, per presentare un’azienda in grande spolvero a soci e azionisti.

La protesta a Collecchio. Ad aspettarli c’era anche la gente arrabbiata. “Se ce lo date in mano per 5 minuti gli facciamo dei bei massaggini…”, dicono con la tipica cadenza emiliana due donne fuori dai cancelli della palazzina; mentre un’altra donna, che si definisce dipendente della Parmalat, dice che “Tonna è un truffatore e io gli auguro proprio quello che ha augurato lui ai giornalisti (una morte “lenta e dolorosa”, ndr), glielo auguro io e tutta Collecchio, che era una cittadina felice”.

Indagati i revisori. Nel registro degli indagati della procura di Milano, oltre alle persone fisiche, sono stati iscritti i nomi delle due società di revisione coinvolte nel caso: Grant Thornton (ora Italaudit) e il braccio italiano di Deloitte & Touche. E’ una procedura già seguita in altre inchieste, in particolare in quella sulle presunte tangenti pagate da Enelpower.

Occhi puntati anche sui fornitori. Dopo l’arresto di Franco Gorreri, la Guardia di Finanza di Bologna ha avviato indagini per accertamenti anche su fornitori del gruppo di Collecchio. Lo si apprende da fonti vicine al Tribunale dopo che a Gorreri è stata contestata l’emissione di fatture false per 400 milioni di euro.

I risparmiatori. Sono arrivate alla cifra record di 25 mila le denunce presentate a Milano dal popolo di obbligazionisti rimasti travolti dal crac della società. Le segnalazioni non hanno mai smesso di arrivare, dal 19 dicembre scorso, tanto negli uffici della Procura di Milano, quanto presso il comando della Guardia di finanza. La mole di esposti crea non poche difficoltà agli inquirenti che, dopo aver allestito uno spazio apposito sul sito Internet, ora debbono valutare come gestire e catalogare tutte le segnalazioni.

Gli interrogativi del ministro Castelli. Il Guardasigilli affida a un’intervista a Radio Padana le sue considerazioni sul caso Parmalat. Che sono tre Primo. “I fatti hanno dato ragione a Beppe Grillo”. Ma nessuno è intervenuto. Secondo punto. La magistratura sarebbe intervenuta troppo tardi. Tanzi, prima dell’arresto si è recato per sei giorni fuori dall’Italia. “Speriamo – ha detto Castelli – che in questo viaggio non siano state occultate prove”. Terzo punto. Il danno d’immagine per l’Italia all’estero: “Il rischio è che si confonda la Parmalat con il sistema Italia e questo sarebbe gravissimo perché vorrebbe dire un enorme calo di fiducia nel nostro Paese”.

Il caso all’Ecofin. La questione dello scandalo Parmalat e delle lezioni da trarne per i mercati europei sarà discussa al Consiglio dei ministri economici e finanziari della Ue che si terrà domani (questa sera si riunisce l’eurogruppo).

Prodi e il sistema dei controlli. “E’ un errore che il controllo dei mercati finanziari avvenga solo da parte delle Authority nazionali”, ha affermato il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, nel suo intervento alla London School of Economics. “I recenti esempi di scandali finanziari dimostrano che non possiamo avere dimensioni diverse tra i mercati e le autorità di regolazione”, ha detto Prodi con chiaro riferimento al caso Parmalat.

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