PARLA SOROS:
«HEDGE FUNDS
FUORI CONTROLLO»

17 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
Sono “troppo numerosi” e fanno “troppo leverage”, ossia agiscono attraverso un eccesso di indebitamento: perciò non si può negare che costituiscano un “rischio sistemico” per i mercati finanziari.

Gli hedge funds sono sempre più in sospetto, specialmente dopo che le perdite da $6 miliardi del fondo Amaranth hanno alzato la soglia di allarme su un settore cresciuto senza trasparenza fino a un vortice di $1.500 miliardi.

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Ma se a dirne male è proprio il pioniere e il campione dell’investimento speculativo e alternativo, l’opinione assume una valenza particolare: George Soros, 76 anni, è l’uomo che lanciò il suo hedge fund nel lontano 1969,è il finanziere d’assalto che mise in ginocchio la Banca d’Inghilterra e la sterlina nel mercoledì nero del 16 settembre 1992, è il “criminale di guerra economica” (parole del primo ministro malese di allora) della crisi finanziaria asiatica del ’97. Poi, certo, è anche l’uomo che con le sue fondazioni spende 400 milioni di dollari l’anno per promuovere la diffusione della democrazia in modo “soft” e che finora ha elargito 4 miliardi di dollari in iniziative benefiche.

A Tokyo per presentare l’edizione giapponese del suo libro «The Age of Fallibility» (tradotto con un altro titolo: «Il collasso dell’ordine mondiale»), Soros misura parole che suonano piuttosto preoccupanti per il mondo finanziario, mentre per i destini più generali del globo le sue tesi appaiono anch’esse allarmanti, almeno finché non ci sarà una svolta nella politica estera americana oggi guidata dalla sua bestia nera, George Bush.

Ritiene che gli hedge funds stiano ponendo le basi per una destabilizzazione dei mercati finanziari, oppure le rinnovate preoccupazioni odierne le paiono eccessive?

Io sono ovviamente un sostenitore degli hedge funds come modalità operativa e strumento importante per consentire agli investitori di fare profitti. Ma quando diventano troppo numerosi e assumono un ruolo di fattore importante sul mercato, sorgono pericoli. E il pericolo consiste principalmente nel leverage: non sono solo hedged, ma anche leveraged. Proviamo a immaginare che il mercato consista solo di hedge funds: allora la loro performance corrisponderebbe a quella media generale del mercato, eccetto per l’uso del leverage. Un uso improprio della leva finanziaria può provocare “dislocations”. Di qui le paure di default, specie legate a strumenti assicurativi ed esotici con cui non sono nemmeno in familiarità perché sono nati solo recentemente. Sì, io penso che c’è un rischio di “sistemic dislocations”.

Nel giugno scorso la magistratura ha bloccato i tentativi della Sec di introdurre maggiore trasparenza. Cosa pensa degli sforzi delle autorità di regolamentazione in questo senso?

Penso che le autorità siano ben consapevoli di questo. Ci sono sforzi di portare sotto controllo il rischio. Ciò comporta però a mio parere la necessità di portare sotto controllo l’uso del credito, non tanto quella di mettere sotto tiro gli hedge funds in quanto tali.

L’Asia è sotto i riflettori. Cosa pensa del clima per gli investimenti stranieri in Giappone?

Non sono più coinvolto direttamente nelle decisioni sugli investimenti. Penso che ci siano varie società giapponesi che, dopo aver fatto grandi progressi di ristrutturazione, costituiscano oggi interessanti occasioni di investimento. Sempre che il prezzo non sia eccessivo.

Della Cina che opinione ha?

In generale, è un peccato che il governo non approfitti della nuova situazione economica di prosperità per aprire il sistema. Il che potrebbe portare a gravi problemi politici nel caso di una eventuale crisi economicofinanziaria. Penso che Pechino dovrebbe consentire al renminbi di fluttuare liberamente: lo stanno ammettendo al rallentatore, perché la preoccupazione numero uno del governo è la stabilità.

Sono intanti a preoccuparsi per la corsa cinese all’accaparramento delle materie prime…

Non vorrei dare l’impressione di dire che anche questo è colpa di Bush. Pero’ il fatto che non siastato consentito ai cinesi di acquistare la compagnia petrolifera californiana Unocal ha fornito loro la perfetta scusa per andare a fare accordi anche con i regimi più duri in giro per il mondo.

La storia

George Soros nasce nel 1930 a Budapest da una famiglia dell’alta borghesia ebraica. Nel ’47 si trasferisce a Londra per studiare alla London School of Economics, dove ha avuto come docente il filosofo Karl Popper, dal quale è stato fortemente influenzato. Nel ’56 parte per New York e nel ’69 fonda la Quantum Fund,per anni la famiglia di fondi più capitalizzata del mondo.Tra le iniziative che lo hanno reso celebre, la speculazione che il 16 settembre del 1992 mette in ginocchio Banca d’Inghilterra e sterlina. Diventa il «criminale di guerra economica» (parole del primo ministro malese di allora) della crisi finanziaria asiatica del ’97. Al tempo stesso alle opere benefiche (ha elargito oltre 4 miliardi di dollari).

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